Burkina Faso

Yaaba

di Idrissa Ouedraogo, 1989

Secondo film del regista di Samba traoré, primo ad aver avuto un richiamo internazionale (FIPRESCI a Cannes e Tokio Gold Award), Yaaba (nonna) è la storia dell’amicizia tra un ragazzino e una vecchia donna rinsecchita e calva, esiliata dal villaggio perché rimasta senza famiglia, e ritenuta con il tempo una strega. Sfidando la chiusura mentale degli abitanti del villaggio, il piccolo Bila ricrea con la spontaneità infantile quello strappo che la storia e le alterne vicende hanno creato tra la generazione passata e quella presente, i cui adulti sembrano sono solo trascinati dal desiderio sessuale e dall’istinto vendicativo.

L’innocenza e la dimensione del gioco contro quella del pregiudizio, il rispetto della saggezza degli anziani contro gli istinti primordiali e i falsi idoli della superstizione: tralasciando le contingenze storico-geografiche (anche se il tetano mortale colpisce più come terrore reale che come espediente narrativo), quello di Ouedraogo, anni prima della storia di Samba, è già uno sguardo morale interessato a conflitti umani e universali, trasferiti ovviamente nel mondo che meglio conosce. E pur con l’aiuto degli europei (quasi tutti francesi e svizzeri, montatrice italiana), ne traspare un’indipendenza registica che è come aria fresca. Purifica.

Yaaba è un film dolcissimo e tanto semplice da avvicinarsi ai meccanismi della fiaba, ma sa colpire con durezza (come nella splendida scena della rissa dei ragazzini), soprattutto nel ritratto impietoso che fa del mondo degli adulti. Con la paura che quella sia l’unica strada ma anche con l’esplicita speranza nelle nuove generazioni.

Bella la fotografia secca come il terreno e i paesaggi del Burkina Faso. Assita Ouedraogo, vista poi anche in La promesse, è di una bellezza contagiosa.

Samba traoré

di Idrissa Ouedraogo, 1992

Piacevolmente stupito dal suo "segmento" nel film collettivo sull’11 settembre, ho deciso di recuperare qualche film di Ouedraogo, regista del Burkina Faso e testa di serie del cinema del continente africano, partendo da questo film, Orso d’argento a Berlino nel 1993.

Samba traoré è un uomo che ha rubato, e che scopre che la serenità acquisita con l’inganno ha un prezzo, che si paga sulla propria pelle con la paura, con la paranoia, e alla fine con l’abbandono. Racconto morale dalla trasparenza cristallina, Samba traoré è un film semplice e diretto, che si discosta da eventuali visioni meramente endemiche (e il rischio c’era) per aprirsi a una riflessione universale sul senso di colpa e sulla cupidigia.

A tratti lieve e piacevole (anche grazie al lavoro di "spalla" dell’amico Salif e della moglie), più spesso caustico e doloroso (la sequenza in cui Samba abbandona la moglie durante il parto), mai lezioso né accademico, e consapevolissimo dei meccanismi di genere: inizia come un thriller, con un breve ma duro ed efficacissimo piano-sequenza, e segue comunque il percorso classico di ascesa e caduta.

A modo suo, sorprendente.