Serbia

A Serbian film, Srdjan Spasojevic 2010

A Serbian film
di  Srdjan Spasojevic, 2010

Appena ho finito di guardare A serbian film, prima di arrivare a capire se mi fosse piaciuto o meno, due pensieri mi sono passati per la testa. Il primo, che forse sono troppo vecchio (o troppo poco ossessionato) per queste cose. Il secondo, che al di là del giudizio di valore avrei generalmente sconsigliato il film a chiunque me l’avesse chiesto. Tanto è piuttosto facile convincere qualcuno a non guardarlo: basta raccontarglielo. Il giorno dopo, per esempio, sono stato invitato durante una pausa-pranzo a descrivere dettagliatamente la trama del film: il risultato è che nessuno degli astanti si azzarderà mai a vederlo.

Affrontare la visione con il distacco cinico grazie al quale è spesso più semplice scivolare attraverso le peggiori bestialità del cinema più “estremo” è, nel caso di questo film, davvero difficile: da un certo punto in poi, Spasojevic gioca al continuo rilancio con perfidia (ogni dieci minuti si arriva a pensare: cosa potrà mai succedere di peggio? E poi, puntualmente, succede di peggio) e con un piacere spietato della provocazione che difficilmente gli sarebbe concessa in altre cinematografie, costruisce un meccanismo narrativo assai intelligente considerati i temi del film (a metà film “saltiamo” tre giorni e siamo costretti a ripercorrerli con il protagonista in flashback man mano che costui riprende la memoria) e produce quella che è a tutti gli effetti una delle più terrificanti e implacabili discese agli inferi del cinema degli ultimi anni.

Un film di cui si potrebbe discutere per giorni e che sotto al torture porn non nasconde certo le sue ambizioni, persino storico-sociali, che sono perlopiù irrisolte: A serbian film è senza dubbio un’opera che mette in campo una riflessione sull’abisso umano in cui il contesto serbo ha ben più che una rilevanza contestuale, ma che fa sì che ci si chieda troppo spesso dove si fermi l’autentica riflessione sul presente e dove inizi la provocazione gratuita. Lo sberleffo finale fa propendere per la seconda ipotesi, e probabilmente qualcuno penserà anche che il film vada troppo oltre. Personalmente trovo che questo aspetto più “serio” del film di Spasojevic sia piuttosto debole, rafforzato semmai dall’abbinamento tra lo squallore definitivo rappresentato e una cerca ricerca visiva della rappresentazione.

A serbian film è invece molto più interessante come parabola acuta e disperatamente pessimista sui confini e sui limiti della visione, sia in senso cinematografico (il campo e il fuoricampo) che in senso morale, che innesca cortocirtuiti di voyeurismo tra i personaggi e lo spettatore che lasciano sinceramente con gli occhi spalancati.

Astenersi deboli di stomaco e puri di cuore.