Full metal yakuza (Full metal gokudô)
di Takashi Miike, 1997
Si torna a parlare di Takashi Miike (dopo questo, questo, questo, questo, e infine questo post): sono riuscito finalmente a vedere (ora sono a 6, ne ho di strada da fare per raggiungere lui) questo tv-movie del 1997, che si situa quindi ai primordi dell’esplosiva carriera del regista nipponico, quasi subito dopo Fudoh e la lunga gavetta televisiva.
Full metal gokudô è una specie di "Robocop à la Miike": non un plagio (benché riproduca una parabola narrativa molto simile), ma piuttosto un cugino del film di Vehoeven: entrambi sono figli della tradizione shelleyana del Prometeo Moderno, filtrata in tutte e due i casi attraverso la cultura del cyberpunk e dei fumetti (comics là, manga qua). Inoltre è un buon esempio (perfezionato in Dead or alive) del progetto miikiano nei confronti degli yakuza eiga.
Ancora un po’ grezzo e furioso, e privo di vezzi autoriali: ma già si notano in nuce tutte la sue fisse. Il film è infatti disseminato di elementi tipici del cinema successivo del regista: come l’armatura, che ricorda vagamente la divisa di Ichi (e il protagonista è un codardo piagnucolone come lui), o la furia dei massacri ripresa nel ben più maturo Izo. E gli elementi sessuali, che la fanno spesso da padroni (come l’enorme pene impiantato al cyborg), con il solito impianto sadico che va a finire addirittura – ma non sarà l’ultima volta – nella necrofilia.
Come si può facilmente immaginare, Miike non vuole prendersi affatto sul serio: il prodotto non potrebbe funzionare se non fosse così ironico e divertente (a volte spingendosi fino al demenziale). Ma i personaggi non sono mai caricature, e c’è una cura dell’immagine davvero inedita per una produzione televisiva, tanto più per un film così assurdo e sopra le righe. Da noi sarebbe impensabile.
mmmhhh… lo sto già gustando…
grezzo originale e spontaneo..forse è il film di miike che mi è piaciuto di più!