L’arpa birmana (Biruma no tategoto)

di Kon Ichikawa, 1956

Emozionante proprio perché costruito su opposizioni semplici, come guerra/pace, natura/cultura, e vita/morte. Lungi dall’essere una mera demonizzazione di questo o quel generale, quel che importa a Ichikawa è che questi sono uomini, che vanno a morire per qualcosa di sbagliato. Per questo motivo i rapporti interni (ma anche esterni) sono caratterizzati dall’importanza dell’amicia, della fiducia, della fedeltà, in una chiave umanista straordinaria: la scena iniziale, in cui i soldati inglesi rispondono al canto dei giapponesi per avvertire che la guerra è finita ne è un esempio.

Splendido il personaggio di Mizushima, che per rinascere a nuova vita dopo la "morte", deve passare dall’annullamento dell’identità; quindi dalla rinuncia all’abito, al nome e alla voce, sostituita dall’arpa. Che è il canto della natura contaminata e della terra sofferente per gli orrori della guerra.

Una scena "da conservare", per tutte, è la lettera finale, in cui Mizushima scrive ai suoi amici commilitoni le motivazioni per cui ha deciso di rimanere a fare il monaco in Birmania. Chiave di lettura esplicita dell’intera opera, e poetica (e "globale") dichiarazione di dolore e di speranza.

Trascinante, commovente, bellissimo.

Link: su Finalcut

12 Thoughts on “

  1. Non per mancare di rispetto a Ichikawa (il cui film ha il difetto che il nostro prof di religione ce lo fece vedere al liceo, il che voleva dire per forza che non lo si poteva seguire ma si doveva far casino per non passare da secchioni),
    ma vedo The Hours, lì. Che fine ha fatto L’isola?

  2. spiegazione, ohda: sono tornato a brescia e l’isola incece è rimasto a bologna. forse bologna è un’isola. comunque prima di lunedì, nisba.

    the hours l’ho appena finito. aspettative: nulle. era in casa. probabilmente non l’avrei mai noleggiato di mia iniziativa. invece, ti dirò, mi è piaciuto. ho qualche riserva comunque. ne parlo domani. notte.

  3. il mio film preferito di tutti i tempi. grazie, grazie, grazie.

  4. addirittura????
    x il kekkoz:ho visto solo due film del regista.E fuochi nella pianura,per me,non gli è di molto inferiore.Da recuperare,assolutamente!

  5. Che dire di questo film?Mi fece commuovere in un’afosa sera d’estate…una lezione di cinema per tutti quei registi che vogliono confrontarsi con questo genere. Da recuperare (io in primis) e far ricircolare.

  6. a me piacerebbe molto vedere il remake de “l’arpa birmana” dello stesso ichikawa, dell’85…

    ma anche le ultime opere hanno dei titoli interessanti… chissà… per non parlare di “topo gigio e la guerra del missile”!

  7. kassovitz: e magari in un’edizione dvd… la versione italiana è pessima, per non parlare dell’edizione VHS della San Paolo (l’unica disponibile sul mercato)… chi conosce le edizioni paoline sa di cosa parlo… un incubo!

  8. Kon Ichikawa sarà mica parente dell’attrice Jun Ichikawa? attrice giapponese di “Cantando sotto i paraventi” di Ermanno Olmi e “Volevo solo dormirle addosso” di Eugenio Capuccio.

  9. anto, a quanto pare non sono parenti – almeno secondo imdb – ma se cerchi noti che ci sono 19 ichikawa nel mondo del cinema, e ben due yun ichikawa (!)

  10. è vero. “fuochi nella pianura” è altrettanto bello. vorrei rivederlo, però, lo ricordo meno bene di “l’arpa birmana”.

  11. grazie per la risposta!;-)

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