Gallina nel vento (Kaze no naka no mendori)
di Yasujiro Ozu, 1948

Questo mio secondo Ozu (dopo questo), mi ha aiutato a superare quasi del tutto i pregiudizi (stupidi come tutti i pregiudizi) a cui ho già accennato in passato. Lo consiglio a tutti.

Con la solita semplicità, Ozu era capace di piccoli miracoli. Sia formali, come l’incontro sulla riva del fiume tra il marito e la prostituta, oppure quello sguardo al cielo di Tokiko: una rara fuga dal peso schiacciante degli interni e degli edifici decadenti. Sia di sceneggiatura, come tutti i dialoghi tra Tokiko e l’amica, costruiti saggiamente sulla malinconia che implode fino alle lacrime.

Ma gran parte della bellezza di questo film è dovuta all’interpretazione di Kinuyo Tanaka, futura favorita di Mizoguchi: un volto capace di incredibili variazioni d’intensità, un’attrice indimenticabile. E Gallina nel vento è in un certo senso un’altra faccia del successivo Vita di Oharu mizoguchiano. Ma mentre Mizoguchi conclude la sua parabola con un acuto pessimismo, Ozu restituisce all’uomo la sua capacità di perdonare e di superare le difficoltà con la forza dell’amore, in un finale inaspettatamente e splendidamente romantico, nella sua calda rassegnazione.

2 Thoughts on “

  1. approposito di pregiudizi, mi dici perchè io ancora non me la sento di vedere un ozu?

  2. non lo so. ora che l’ho superato me lo chiedo anch’io.

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