Gerry

di Gus Van Sant, 2002

"Fuck the thing!"

Film con cui Gus Van Sant ruppe (definitivamente?) con il suo cinema precedente e con quello mainstream, a partire (per stessa dichiarazione dell’autore e con un sentito rigraziamento nei titoli di coda) dall’incontro con il cinema di Béla Tarr, Gerry è, tra gli ultimi tre titoli del regista americano, quello che forse più si avvicina, per ricerca stilistica e immersione metafisica, al cinema del regista ungherese: tra piani splendidi e spietati che durano interminabili minuti, c’è persino l’infinito carrello laterale su due primi piani, come in Werkmeinster Harmoniak.

Aperto e chiuso da uno schermo blu elettrico che ricorda l’indicibile cecità di Jarman, Gerry è un film antispettacolare e antinarrativo, profondamente beckettiano, che stralcia tutte le regole spaziotemporali del cinema americano diluendosi insieme ai personaggi con una fluidità tragica e in qualche modo crudele. Orgogliosamente invendibile eppure emozionantissimo, se si ha la pazienza e il coraggio di farsi rapire e portar via.

Disamina sulla perdita degli epicentri culturali o sullo smarrimento dell’identità, il film mantiene una buona dose di mistero sui temi che lo muovono, ma traspare un’inquietudine cosmica che va oltre le poche parole pronunciate. E resta, in ogni caso, o se preferite, una gioia per gli occhi che ha pochi eguali nel recente cinema statunitense.

Una perla, purtroppo invisibile dalle nostre parti.

Ne parlarono anche:

CinemaDeserto, Gokachu, e ilfidanzatodivivi (su grazie, davvero).

Per gli anglofoni, è rintracciabile su internet a pochi euro.

7 Thoughts on “

  1. I puntini sulle i: è Béla Tarr, non Bela Tàrr. ^^

  2. gokachu, l’ho scritta in fretta. ora correggo.

    sei odioso.

  3. no: maledettissimo.

  4. eh, addirittura.

  5. Mi diverte pensare che film del genere non li vedrò mai. Idem per gli ultimi lavori mai distribuiti di Todd Solondz. Ma che ci posso fare, andrò a vedere qualche altro blockbuster americano, alimento indispensabile per il mio intelletto.

    freestate

  6. storytelling risulta (da trovacinema)uscito in italia il 12 giugno 2003. ma non l’ho visto: qualcuno l’ha visto in sala, in italia?

    palindromes (che ho visto) è invece ancora senza una data di uscita italiana. ma prima o poi…

  7. utente anonimo on 7 giugno 2005 at 20:52 said:

    ciao kekkoz! interessante il tuo blog, è da qualche giorno che lo visito e vedo che piu’ o meno hai i miei gusti! :) (oppure ti vedi tutto indistintamente e quindi non hai gusti? :D)

    storytelling è un film che va sicuramente recuperato, da quanto ne so non è mai uscito in italia (tranne Turin film festival nel 2001). Io l’ho visto ma non in sala, è diviso in due parti, la prima piuttosto sottotono rispetto alla seconda, ma meritevole in ogni caso. L’ultima parte è di una crudeltà sconcertante, una spirale discendente verso la distruzione totale delle condizioni di partenza del protagonista, che viene però anche vista come liberazione del personaggio. In questo modo si maschera di un minimo (insufficiente) il pessimismo cosmico che affligge solondz, che anche per via di questo film rimane uno dei miei autori preferiti di sempre.

    ma palindromes dove l’hai visto? io lo sto aspettando con impazienza, sto anche sondando di continuo il mercato dvd mondiale alla sua ricerca. possibile che si debba aspettare per uno come solondz?

    IlPappa

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