Dragon inn o Dragon gate inn (Long men ke zhen)
di King Hu, 1966
Uno dei film più noti di uno dei più celebrati registi della vecchia scuola di Hong Kong è un insolito wuxiapian dal respiro western, la storia di una sosta e di un assedio, una vicenda di onore e vendetta in cui si inserisce la figura misteriosa e sorridente al tempo stesso del protagonista, mercenario pronto a scoprirsi al servizio di un’idealismo storico, contro i soprusi e la coercizione violenta.
Aperto da un incipit didascalico e chiuso da un interminabile duello (impari, ma il fine giustifica i mezzi) contro un terribile biondissimo villain, il film è un susseguirsi di combattimenti (splendido quello che per primo vede protagonista la ragazza) ed attese, voli impensabili e arguzie dialettiche, il tutto al servizio di uno spettacolo che va al di là del pallido divertimento (rappresentando anche uno struggimento etico e sacrificale), ma, diamine!, appassiona e non fa sentire affatto la sua età.
Più d’una, forse sintomatiche (ma chissà), le sensazioni di un’ispirazione leoniana.
Il proprietario della locanda si chiama Wu Ming, e hai detto niente.
Il film, oltre ad essere stato remakato nel 1992 niente meno che da Tsui Hark e Ching Siu-Tung, è il "protagonista" del penultimo film di Tsai Ming-Liang, "Goodbye, Dragon Inn", ambientato in un cinema dove si proietta il film stesso. Il v.u.b. non l’ha ancora visto, ma lo farà al più presto.
E’ proprio così, King Hu si ispira a Leone (più in altri film che in questo però) che scopiazza Kurosawa: un bel rimbalzo est ovest est con risultati notevoli.
la prossima volta che usi l’acronimo “v.u.b.” vengo lì e ti picchio
ho visto Goodbye Dragon Inn, purtroppo questo mi manca…
Andrea
@gokachu: fossero tutti così i rimbalzi! (sono contento di non aver detto una stronzata)
@andrea: v.u.b.
Sono stato spettatore alla proiezione di Goodbye, Dragon Inn a venezia.
Uno spettacolo memorabile, il pubblico in delirio alle prime battute degli attori dopo 45 e passa minuti di proiezione, risate fragorose e appalusi. Un gigantesca crisi isterica collettiva.
Povero Tsai!