Elizabethtown
di Cameron Crowe, 2005

L’uomo che trasformò Abre los ojos in Vanilla sky colpisce ancora, e trasforma Garden state in Elizabethtown. Lungi dall’esserne un remake, raccoglie l’eredità del sorprendente film di Braff, recuperando tutta la linea narrativa (muore un mio genitore – faccio un viaggio funeral-familiare nella provincia – i miei parenti credono sia una star mentre sono un fallito – incontro una ragazzetta pazzerella e mi innamoro – recupero la voglia di vivere), e non solo. E ancora una volta fallisce. Certo, per citare il film stesso, "There’s a big difference between a failure and a fiasco", e questo film forse non è un fiasco, sarebbe ingentile, ma è di certo un fallimento. Sarà la versione italiana (in cui si perdono i giochi sull’accento del Kentucky, bah), sarà pure la versione rimontata, ma è un fallimento.

Qualcosa si salva, e il film per una mezz’ora, per tre quarti d’ora, è anche banalmente piacevole. Ma non è possibile (s)tirare un film simile per due ore e passa, con sette/otto finali uno in fila all’altro (di cui l’ultimo è il più prevedibile), perché la pazienza del pubblico ha un limite, o almeno la mia. E anche se sei un critico musicale, ce l’hai pure raccontato in Almost famous (bella eccezione della sua filmografia), e sei ossessionato da questa benedetta musica rock – peggio che Linklater – non puoi straziarci con decine di canzoni una dietro l’altra in preda all’horror vacui giusto per farci vedere quante ne sai. Sennò poi dai l’impressione, e seria, che tu sia un dj più che un vero regista, e che tu abbia fatto un film per pubblicare una maledetta compilation.

Il problema del film è che starebbe anche in piedi, e fa doppiamente rabbia che sia tutto tutto così, anche leggermente, "sbagliato": come la lunghissima telefonata amorosa (gli americani hanno delle tariffe incredibili, eh?): sarebbe una sequenza davvero graziosa, eppure Crowe la stempera con una sequela di frasette isolate degne di una "smemo" (Gli uomini vedono le cose in una scatola, le donne in una stanza rotonda? Di’ giuro!), buttate lì per far contente tutte quelle (migliaia migliaia migliaia) di ragazzine accorse solo per vedere Orlando Bloom. Che è impacciatissimo, e rimpiangiamo a cavallo del suo mitico elfo-surf.

Ecco, detto questo, detto tutto questo, noi qui si adora Kirsten Dunst, e ogni volta che appare sullo schermo durante il film non ci fa pentire di aver pagato il biglietto (o, nel mio caso, di aver mosso il culo da casa approfittando dell’anteprima gratuita), e ogni volta che sorride dimentichiamo tutta la balordaggine che le sta attorno, e applaudiamo dentro il cuore. Zitti zitti, però.

Rinchiudete Susan Sarandon.

Imperdibile il post di FedeMc su SecondaVisione, dopo la proiezione del film a Venezia.

32 Thoughts on “”

  1. Insomma lascio perdere il film e compro la soundtrack? Merita?

  2. Questo post non ha molto da invidiare a quello di fede MC, anzi

  3. la cover dei “postal service” però è bellissima.

    ichi

  4. utente anonimo on 5 novembre 2005 at 10:12 said:

    Io ci sono rimasto di un male…S

  5. @gokachu: mah, non saprei, nel film è davvero eccessiva, ma di per sè è gradevole. non propriamente nelle mie corde, però. dipende dai gusti. (poi nel film ci sono molte più canzoni di quelle presenti nel cd).

    @ohdaesu: ti bacio.

    @ichi: sì? (…)

    @S (?): il segreto è abbattere le aspettative. vai a casa più sereno, poi.

  6. utente anonimo on 5 novembre 2005 at 14:04 said:

    adoro poter dire: “te l’avevo detto”..e quindi te lo scrivo anche!!!!

    Riguardo la Dunst…per favore: odio il suo muso schiacciato, le sue enormi fossette e i suoi denti storti..sembra sopravvisuta ad uno scontro frontale….l’unica cosa che potrei invidiarle è il corpo (hai detto niente!!)..ma nel tuo post si parla di sorriso..tra l’altro non basta sbattere le palpebre e sventolare i capelli per fare l’attrice…

  7. infervoratissima eh, signorina L.?

    ;-*

  8. Ti quoto tutto.

    Povera Susan.

  9. ma l’eccezione più rilevante è la prima, vero? :-) ihih

    @lulu: povera un corno. suo marito le ha fatto male. monologhi e ipertensione? che palle.

  10. utente anonimo on 5 novembre 2005 at 14:30 said:

    dipende da te..

  11. che carini…

    cameron crowe è un tumore per il cinema.

    Andrea

  12. andre, però ha fatto almost famous. o non salvi nemmeno quello?

  13. questo non l’ho visto ancora ma i precedenti mi hanno fatto abbastanza schifo, ALMOST FAMOUS compreso

  14. Mi ha fatto ridere moltissimo la cosa sul dj :D Grande rece Kek

    Ciaoo Rob

  15. Uniformità di pareri: film fallimentare con una bella colonna sonora assolutamente invadente su pellicola… unica divergenza: meglio (fisicamente) Jessica Biel di Kirsten Dunst, troppo esile e ciarliera…

  16. Non è che almost famous fosse chissà cosa, anzi…

  17. ma che, è piaciuto solo a me almost famous?

  18. utente anonimo on 6 novembre 2005 at 00:09 said:

    a me è piaciuto tantissimo almost famous, tantissimo vanilla sky, tantissimo jerry maguire, molto meno ma sempre abbastanza elizabethtown. che certo non è gran film, ma che mi dicono racconti piuttosto bene l’americano medio del kentucky. ma comunque. la scena della videocassetta con la casa che esplode e che fa stare zitti i bambini è imperdibile, gli abbracci tra chuck e drew sono imperdibili, drew che mette in attesa e gestisce tre telefonate è un’altra scena imperdibile. è un film scanzonato, si dichiara così attraverso la definizione che bloom dà di suo padre quando rimane per un attimo ad osservarlo nella bara, e come tale va preso. anche la colonna sonora: ti assicuro che per chi come me non capisce un bel niente di musica, sembra un accompagnamento come tanti altri, e presentare la sequenza di brani del finale come il percorso musicale che claire crea apposta per il viaggio di rientro mi sembra una buona idea. a me non dà nessun fastidio, nè tantomeno mi fa venire alla mente un dj.

    e se orlando bloom è l’idolo delle ragazzine e kirsten dunst piace così da morire, vuol dire che crowe o chi per lui ha scelto il cast che vuole il pubblico.

    claudio

  19. claudio, hai le tue ragioni, e io ho detto le mie, esaurendole – credo – abbastanza nel post. ed è come al solito tutta questione di opinioni, e di legittimi gusti. cerco di risponderti lo stesso su un paio di cose.

    vero, carina la scena della vhs, carine le altre. carine? beh, sai che roba. e le buone idee come quella del finale servono a poco se poi ti fracassano i maroni per mezz’ora, come ho già scritto nel post.

    scegliere in vista del pubblico non ha nessun valore se non meramente pubblicitario. si dovrebbe scegliere un attore se è adatto e capace, non l’idolo dei blog con gli orsetti. bloom è qui, a mio parere, inadatto e impacciato. ma l’ho già scritto nel post. niente di personale.

    la cosa più rilevante: per me non è affatto un film scanzonato. anzi, è ambizioso. molto ambizioso. e fallito proprio per quello. leggi il post di FedeMc, fa capire bene quello che intendo.

    nota1: al cinema ho un certo disinteresse verso l’uomo medio del kentucky.

    nota2: vanilla sky? argh. :-)

  20. Almost famous è piaciuto molto anche a me.

  21. Ho sempre considerato Almost famous un (apprezzabile) tributo e basta più che un film.

    Non so se ha un senso fare questa differenza, ma fatto sta che AF sfugge un pò ai parametri che uso per giudicare (se ne sono capace) generalmente un film.

    Ieri rischiavo di vedere questo film (per esclusione, fra un Flightplan e un non-ricordo-che-schifezza) anziché La sposa cadavere.

    Beh, rimembrando la lettura di questo post ho perseverato e visto Burton ^^”

    Grazie!

  22. utente anonimo on 10 novembre 2005 at 11:48 said:

    Come dici tu tutti hanno le loro opinioni. Il film sicuramente non è riuscito in pieno, perchè era molto ambizioso, pure troppo. E fallisce lì, quando tenta di risponderti con una frase da cioccolatino sperlari a dubbi esistenziali che filosofi hanno scavato un tantinino meglio. O quando va alla deriva con frasi da smemoranda (“Mi sembra di aver dormito tutta la vita”…).

    Detto questo ci sono un paio di grosse imprecisioni nel post: il commento musicale è eccezionale e contingente alla storia. Il tema del viaggio è da sempre collegato alla musica. Dare del DJ a Crowe è troppo irriguardoso. :)

    Anche il fatto che i parenti siano rozzi e zoticoni è un semplicismo invero: tanto che il cugino ex-Ruckus di Bloome ruba la scena più volte al patinato Orlando.

    E poi ci sono indubbiamente delle trovate molto molto buone: la scena della colomba volante è da antologia. :)

    Chi non ama Almoust Famous è uno squallido cinefilo senza vita sociale sempre rinchiuso nella sala… ;)

  23. il commento musicale è una questione di gusti – non mi dispiacerebbe se non fosse così ridondante.

    sulla sequenza della colomba non spendo parole (ci sono decine di scene meglio riuscite, perché citare una delle più disastrose?).

    e dov’è che avrei scritto che i parenti sono rozzi e zoticoni? mah…

  24. ah, quindi amare o non amare ALMOST FAMOUS secondo l’anonimo diventa lo spartiacque tra essere una persona normale e uno squallido cinefilo.Interessante ! sto ancora ridendo

    uno squallido cinefilo

  25. Io l’ho trovato noiosissimo… Non si può basare un film solo ed esclusivamente su una (pur strepitosa) colonna sonora. Più che altro l’ho trovato pretenzioso, quasi un Cameron Crow che vuole strafare e fallisce…

  26. io ho adorato la colonna sonora, se il film fosse alla sua altezza mi sarebbe piaciuto veramente *tanto*. Invece… non basta che Bloom sia carino accanto alla sua partner femminile per farne un buon attore, e’ pessimo come al solito o piu’ del solito visto che parla un sacco, e dubito sia l’effetto del doppiaggio, perche’ qualcosa in originale con lui nel cast l’ho vista e… stendiamo un velo pietoso.

    La storia in se’ ha qualcosa che non quadra, ti fa pensare al concetto di lunghezza in troppi punti, persino in scene sulla carta belle come il viaggio finale, che preso di per se’ e’ bello ma in quell’ottica e con tutto quello che c’e’ prima e’ solo… lungo, perche’ e’ facile pensare dove vada a parare.

    E’ un vero peccato pensare che alcuni dei momenti belli di cui il film vive (che hai contro la Sarandon?) siano usati cosi’ male…

    Misato-san

  27. utente anonimo on 13 novembre 2005 at 17:45 said:

    L’idea del viaggio in macchina da soli coast to coast è fantastica!!!

  28. Il cugino ruba la scena a Orlandoblum perchè è un attore coi controcazzi (Paul Schneider, già socio di David Gordon Green). Non perché la sua parte sia scritta meglio o perché in Kentucky la gente sia brava e buona.

    Diciamolo: Cameron Crowe è dai primi anni Novanta che non fa più dei film. Fa dei post. Di quelli con i cuoricini e gli orsetti lavatori.

    Meno male che nei ritagli di tempo è andato a intervistare Billy Wilder tirandone fuori un bellissimo libro.

    (Vio)

  29. vero, ce l’ho il libro, è molto bello.

    (“non fa più dei film. Fa dei post” mi ha fatto scompisciare. grande violetta.)

  30. Rilancio: alla fin fine anche i suoi film belli degli anni ’80 erano delle gran Smemorande infiocchettate. Forse c’era solo roba più interessante da leggere dentro.

    (alzi la mano chi ha il coraggio di difendere Jerry Maguire, dai)

  31. … comunque alla fine ci ho scritto un post. La colpa è anche un po’ vostra.

  32. ho visto Garden State oggi e capisco la parte iniziale del commento… non c’e’ proprio paragone…

    Misato-san

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