The new world
di Terrence Malick, 2005

Il quarto film di Terrence Malick – in 33 anni di carriera – viaggia per tutto il tempo sulla soglia sottile tra fallimento e compimento: ma non è ne l’uno né l’altro, per nostra fortuna. Incompiuto e impossibile cinemamericano, uno straordinario e commovente pezzo di cinema, che casca dal cielo come una foglia, si appoggia sul nostro viso, e copre il sole quanto basta perché ne possiamo apprezzare la luce.

The new world rischia di sembrare irrisolto, per come si allontana spesso e volutamente dalla purezza dello sguardo che domina il film, per come a tratti è inquieto e impreciso, per il rischio davvero pesante – in quelle mani che si cercano e in quegli sguardi languidi – di un balordo effetto-cacharel. Per qualche miracolosa alchimia, appare invece ai nostri occhi un film magnifico, magniloquente e sperimentale, con un montaggio che è una partitura di jazz e una fotografia che non sfigurerebbe in una mostra di impressionisti. Un grande film mascherato da movie.

Lontano da ciò che temevamo fosse, l’ultimo Malick – ultimo Malick possibile? – si rivela un’altra apoteosi malickiana, un’altra sottile linea rossa, un altro crocicchio di voci pensieri sentimenti che da fuoricampo invadono l’immagine, un’altra trama tra virgolette e generi – il film storico, il film in costume, il melodramma – con cui sporcarsi le mani, per poi pulirle con quel che della Terra rimane meraviglioso (nel senso più puramente etimologico del termine). Non è – e non vuol nemmeno sembrare – un film sulla violenta fondazione di un popolo: lo sforzo ricostruttivo, spesso creativo, di Malick non ci parla di questa né di nessuna America, ma fa di essa una metonimia del mondo.

Quel che ci mostra semmai è la Terra, una Terra scoperta, una Terra stuprata, una Terra ricoltivata e una Terra che fiorisce, in attesa di essere stuprata ancora. Su di essa, il ciclo della morte e della vita, che è la risposta. Su di essa, il genere umano, che è la domanda. Il genere umano, una foresta che si spezza ma che continua ad andare avanti, e verso l’alto, e verso la risposta. Verso la luce del sole.

29 Thoughts on “

  1. Prova ardua quella di recensire un film di Malick, come suonare Rachmaninov con un tastierino Bontempi… però, diavolo!, sei riuscito a tirarne fuori di ottave! giusto tutto, specialmente il discorso sulla metonimia del mondo; devo ammettere che alla parola “fallimento” ho sussultato…

  2. e questo visto che non trovavi le parole.. chapeau! un solo vocabolo non mi convince, invasione (invadono) riferito a “voci pensieri sentimenti” (adoro l’abolizione delle virgole negli elenchi!) “che da fuoricampo..”. non mi convince perchè comunque i dialoghi ci sono e il commento è assolutamente off (lettura di diari, dunque pensieri che giacciono scritti su carta apposta per non essere dimenticati, vivi in quanto tali ma ormai morti in senso temporale). il tentativo di malick di dare spessore ad una storia d’amore, quella tra john smith e pocahontas, che di spessore ne ha pochino, è lodevole e riuscito, ma per il mio gusto personale questo è un argomento che non può affatto avere lo stesso spessore e fascino della seconda guerra mondiale.

    Inutile, penso, ripetere quanto io riesca ad apprezzare i ritmi lenti di alcuni film che per molti risultano indigesti. Ribadisco solo che con certe pellicole mi trovo molto a mio agio, e che quindi andare a vedere un film di Terrence Malick non mi spaventava nemmeno un po’. Sapevo a cosa andavo incontro, e quello cui si va incontro è esattamente quello che ci si può aspettare. Perchè The new world è un film di immagini e musiche più che di parole, un film costruito più sul commento off (la voce fuori campo) che sui dialoghi, un film la cui fotografia praticamente priva di tutte le tonalità intense (il sole non è mai vero sole, la luce non è mai vera luce) rende la visione delle splendide location meno fine a se stessa. Il tentativo di Malick di dare spessore ad una storia d’amore, quella tra John Smith e Pocahontas, che di spessore ne ha pochino, è lodevole e riuscito, così come non sfugge il suo tentativo di farne anche un fim politico mentre pone l’accento sulla prepotenza di una società che si definisce evoluta ma che in fin dei conti per sopravvivere deve chiedere aiuto agli indiani, di una società che evolvendosi prende e pretende sempre di più, senza rispetto e senza riconoscenza. Si riflette, durante queste due ore e mezzo, sul senso di parole come onore, lealtà, amicizia, amore, armonia, che selvaggi tutto tranne che selvaggi dimostrano di sapere esattamente cosa significano (e qui ritrovi un po’ di Balla coi lupi, quindici anni dopo), molto di più e molto meglio degli inglesi civilizzati. Resta il dubbio di un argomento che non poteva, intrinsecamente, avere lo stesso spessore della Seconda guerra mondiale con cui si è misurato in La sottile linea rossa. Un film che Malick ha diretto vent’anni dopo l’intensissimo I giorni del cielo. Stavolta ci ha messo solo sette anni per tornare nelle sale, e forse non ha centrato fino in fondo il bersaglio. Ma se vogliamo uscire dal cinema con la voglia, con la necessità, di riflettere su quanto abbiamo appena visto, è difficile trovare qualcosa di più stimolante.

  3. avevo riassunto il copincolla in meno righe, ma poi non ho cancellato il copincolla.

  4. insomma la stessa solfa de “La sottile linea rossa” ma senza verve, più prolissa e noiosa. Insomma meno interessante e con poca voglia di rituffarvici. perchè se ripenso a “The New World” mi vengono in mente più i passaggi inutili e affossanti, che non i momenti più poetici e riusciti (e ce ne sono, questo è indubbio: momenti di grande poesia e sensibilità): una sforbiciata gli avrebbe fatto più che bene, ne avrebbe arricchito lo spessore emotivo, quello narrativo e quello tematico. Perchè penso che se un film si ha voglia di rivederlo anche a distanza di tempo è segno che quel film ha un suo perchè. Cosa che accade conn “La Sottile linea Rossa”, ma non con “The New World”. Trovargli a tutti i costi un lato romanticamente da classico incompreso, da capolavoro, da ennesiam pietra miliare non fa bene a Malick e non fa bene al cinema in se. Comunque, come al solito, solo il tempo potrà valutarne il reale valore, no?

  5. @jerry: grazie! “fallimentare” è una parola che continuava a girarmi in testa di fronte al film, che tale comunque e grazie al cielo non è.

    @clos: grazie del cappello…. ahah, che caos! però molto chiaro, e preciso, come al solito. preferisco la versione lunga, ti dirò.

    commento complesso, e ci sono un sacco di spunti interessanti. me lo rileggo meglio domani in orari più appropriati.

    @ponchprod: sia chiaro, io non penso che The New World sia all’altezza di La Sottile Linea Rossa. non mi sono soffermato troppo sui (pochini ma evidenti) limiti del film perché a farlo ci hanno già pensato altri critici – e altri quotidianisti – mentre QUI si voleva sottolineare – anche per contrasto con una critica persino più “chiusa” del solito – la straordinarietà e l’unicità del film, passando oltre i suoi difetti.

    capolavoro? no, altrimenti – per semplificare: a volte serve – avrei messo “5 pallette” laddove le pallette si riuniscono giocose.

  6. grazie kekkoz, mi hai fatto venire tutta la voglia di vederlo che non avevo. Mi rimane ancora qualche dubbio pregiudiziale, ma il tuo post è una boccata di speranza.

    Andrea

  7. OT: Blog scoperto con grave ritardo, ma che ora terrò sotto stretta osservazione.

    I miei saluti al tenutario!

  8. utente anonimo on 19 gennaio 2006 at 11:24 said:

    ehi, Kekkoz, niente Future Film Festival quest’anno? salti sempre gli anni in cui ci sono le mie retrospettive…vieni a vedere le Storie di Fantasmi giapponesi, non te ne pentirai! …invito esteso a tutti, ovviamente, bolognesi e non.

    Venerdì c’è il visionario Kwaidan!

    Lonchaney spammer in erba

  9. Se un film riesce a creare nella mente di un recensore immagini potenti come quella iniziale della foglia che cade sul viso… va visto!

    Bella questa recensione kekkoz, bella!

  10. @andrea: tranquillo, atterri sul morbido secondo me. basta che non fai come con Allen…

    @succo: grazie, saluti, e tanti saluti anche alla cuginètta.

    @lochaney: ahimé, quest’anno sono senza accrediti e già domani sera dovrò essere in lombardia. me lo perdo tutto, o quasi tutto. diavoli!

    @minstrel: grazie, mr ghilardini!

  11. utente anonimo on 19 gennaio 2006 at 13:45 said:

    :-(

    Peccato, contavo sul tuo entusiasmo blogghettaro…

    lonchaney

  12. @lonchaney: non è improbabile che io faccia un salto al fff oggi con un altro paio di cinebloggers.

    se vedi un maglione arancione dolcevita quello sono sicuramente io, sei autorizzato a salutarmi.

  13. utente anonimo on 19 gennaio 2006 at 17:33 said:

    beh, ormai tra festival e foto più o meno criptate credo di averti individuato, più o meno…vedrò di bloccarti! se vieni venerdì sera mi vedi di sicuro, sarò sul palco…brrr

    lonchaney

  14. in ogni caso abbiamo alcuni amici e/o conoscenti in comune. e forse pure io ho capito chi sei.

  15. …vabbeh…capisco che è una battaglia persa, quando uno è fan sfegatato fa passare tutto al suo idolo…anche i passi falsi…è normale. alla prossima recensione. chiudo autocitandomi:”Comunque, come al solito, solo il tempo potrà valutarne il reale valore, no?”

  16. certe volte suscita più emozioni una recensione che il film stesso..

  17. OT (al solito):

    dopo aver letto questo

    http://snipurl.com/lql7

    propongo una sommossa

  18. per chi non avesse voglia di aprire il link, la notizia è questa:

    Originally scheduled to have its premiere on Jan. 27, “Imprint,” directed by the renegade Japanese filmmaker Takashi Miike, will be replaced by “Haeckel’s Tale,” an adaptation of a short story by Clive Barker directed by John McNaughton (“Henry: Portrait of a Serial Killer”).

    se si va in piazza, io ci sono.

    porto i panini.

  19. utente anonimo on 20 gennaio 2006 at 13:55 said:

    Ho intravisto te e il dolcevita all’uscita da Wallace and Gromit, ma c’era troppa gente…

    Lonchaney

  20. accidenti! tra l’altro ero con ben 5 cinebloggers, caso molto raro!

    comunque, che film della madonna. ne parlo poi.

  21. Sono indietrissimo con le letture delle tue rece, causa esami [infatti sto perdendomi pure il FFF, mannaja...]

    Ma appena ho un pò di tempo, prometto di recuperare:-)

    P.S.: auguri – in ritardissimo.

  22. Grazie del benvenuto. E io che, controllando i commenti al post su Friday Prejudice, mi ero fatto sommergere da un’ondata di tristezza per la mancata risposta ai miei sfoghi notturni.. :-) Comunque continuo a non capirne niente..per esempio tu il template (ma che è?) come lo vedi? Io un po’ arancio, un po’ rosso, mi sa che ho fatto un casino ancor prima di cominciare..Non so se sopravviverò.

  23. ..ops..intendevo il mio template..ovviamente..ok, mi dileguo.

  24. Analizzando il film con spirito critico, trovo molti difetti: la voce fuori campo che talvolta è fastidiosa talvolat anche un po’ banale, la monoespressività di Colin Farrell, la seconda parte del film che sembra non interessare a nessuno, forse nemmeno al regista. Eppure nonostante tutto, questo è un film che emoziona. E’ delicato, intimo; non ho visto molte “storie d’amore” raccontate con una tale poesia.

    freestate

  25. utente anonimo on 25 gennaio 2006 at 19:43 said:

    post molto bello.

    però non ho capito il rischio effetto cacharel e un grande film mascherato da movie.

    ciao

    dario

  26. ci saranno anche dei limiti e delle mancanze (certo non è La sottile linea rossa)… ma ad avercene più film di questo genere!

    p.s. solo un appunto: ma è solo un mio sentimento sballato o la doppiatrice di Pochaontas andrebbe condannata ai lavori forzati?

  27. chi, la “signorina Flautino Sfiatato”?

    (cit. ohdaesu)

  28. precisamente :D

    ricordavo la definizione di ohdaesu… a mio parere da diffondere su ogni luogo della rete

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

You can add images to your comment by clicking here.

Post Navigation