Le colline hanno gli occhi (The hills have eyes)
di Wes Craven, 1977

Il secondo film di Craven cinque anni dopo L’ultima casa a sinistra è uno dei massimi cult-movie degli anni ’70, slasher gore su una doppia-famiglia americana e sul loro atavico istinto di sopravvivenza, ma anche e soprattutto film essenziale per capire il clima culturale del cinema di genere americano alla fine di quel decennio, immerso tra la confusione politica e la rifondazione culturale – e familiare, in questo caso – in seguito agli orrori della guerra fredda e del Vietnam.

Un film tesissimo e incredibilmente violento, ma stemperato dall’inspiegata ironia del volto meravigliosamente orribile di Michael Berryman, che si apre con un preambolo inquietante e non si chiude affatto (se non con un climax di brutalità da brividi freddi), e che riesce nonostante la forte contestualizzazione storica a dire ancora qualcosa sul modo di rappresentazione orrorifica della – diciamo – lotta di classe.

Da recuperare, prima di vedere cosa sia riuscito a mantenere Alexandre Aja di tutto questo fascino sporco e perturbante nel remake in uscita in Italia il prossimo 25 Agosto. Probabilmente poco?

8 Thoughts on “

  1. Probabilmente niente. L’originale è disturbante come pochi altri, ricordo ancora il contesto della prima (e unica) visione.

  2. Sottoscrivo in pieno.

  3. sai che a me non ha entusiasmato?

    bello il clima anni ’70 e ovviamente berryman è da manuale (in quale film l’ho visto recentemente??)(quello di altman?).. però non c’è un vero climax o una vera tensione. solo starnazzamenti. quando già sai come andrà a finire. ah, e poi dai, non è che i cattivi sono così cattivi, i personaggi così approfonditi o l’essere braccati così braccante… apprezzo molto l’idea di partenza, non come si è sviluppata…

  4. utente anonimo on 9 agosto 2006 at 09:39 said:

    Ma qualcuno ha visto “Le colline hanno gli occhi 2″ di Craven?

    Io ne ho letto sempre malissimo!

  5. 1) Ho comprato per errore “Le colline hanno gli occhi 2″ scambiandolo per il primo (il numero 2 era graficamente ben nascosto). L’ho rivenduto senza nemmeno guardarlo. Lo stesso Craven non ha difficoltà a dire che l’ha girato alla “buona la prima” solo per impellente urgenza economica.

    2) Michael Berryman di recente era nella Casa del diavolo (“Fottipolli!”)

    3) Ho già visto il remake di Aja… come minimo, di questa ondata di remake di classici dell’horror, è il primo a meritare di esistere.

    Valido

  6. Io questo lo vorrei rivedere (devo rispolverare la mia vecchia vhs), ma ti assicuro che il remake non è affatto male, anzi!

    Ciau!

    BenSG

  7. Il remake supera di gran lunga il palloso e privo di mordente originale. E lo dice uno che di solito coi remake non va troppo d’accordo (odio viscerale per i rifacimenti di Dawn of the Dead e Non aprite quella porta).

  8. l’ho appena visto. non sono del tutto d’accordo con il tuo entusiasmo, ma cerco di scrivere qualcosa di più preciso prossimamente.

    e il remake di dawn of the dead è bello, dai. :-)

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