Devil wears Prada
di David Frankel
Fuori concorso

Il diavolo veste Prada è un film rassicurante, perché è una di quelle commedie statunitensi in cui in ogni momento ipotizzi che cosa potrà succedere cinque minuti dopo (a volte persino mezz’ora o un’ora dopo), e ciò puntualmente accade. Ovviamente, questo non va a suo vantaggio, come non ci va la struttura trita e ritrita – ascesa caduta ascesa? emmobbasta – e il modo in cui l’una e l’altra parte in causa, l’alta moda e gli "amici veri" vengono ritratti, da principio con la fintissima malignità del titolo mentre alla fine – come da copione – viene data una possibilità, e un’anima, a tutti. Il diavolo, si dice, non è così brutto come lo si dipinge. Al di là di tutto ciò, e di altro che non sto a dire, che rende il film relativamente abbietto sotto il profilo morale (e poi, personalmente, gli "amici veri" li avrei massacrati di botte), quest’opera lieve lieve e confezionata alla perfezione per il boom di botteghino è risollevata – e non poco – da una scrittura molto fresca, da alcune perle di dialogo ("I love my job, I love my job"), e soprattutto da un cast favoloso: inchini pubblici e ovazioni per Emily Blunt e Stanley Tucci.

4 Thoughts on “

  1. utente anonimo on 8 settembre 2006 at 16:15 said:

    pregiudizio verso la commedia…

    ci sono tanti film di arti marziali dove tutto è talmente telefonato che capisci tutto sempre in anticipo.

    ma è, come sempre, questione di gusti.

    c’è chi ama i gangster movie telefonati (si la trama fa cagare ma ci si diverte tanto.. e poi le coreografie aereeeeeeee).

    E c’è chi ama le commedie dove la trama non conta un cazzo, quello che conta sono gli attori, le battute le situazioni.

    E poi la commedia americana è sempre stata rassicurante.

    Meglio questo che rendere “rassicurante” la violenza…

    Oscar

  2. Se ti può consolare, anche il romanzo mi è stato su, visto che la protagonista sprovveduta dopo aver rotto il “patto col diavolo” alla fine cade decisamente in piedi, alla faccia appunto della morale.

    E per chi dice che la commedia statunitense è rassicurante, mi riguarderei l’Appartamento di Wilder, o un qualsiasi film di Blake Edwards, dove solitamente la lezione morale c’è, e si vede.

    Altri tempi, mi si dirà. Ma anche altri registi, e altro modo di far cinema :)

  3. Anche io ho trovatoabbastanza tristi gli “amici veri” e, aggiungerei, il “fidanzato vero”… sono pronta forse anche io a scendere a patti? :) Oppure è che veramente non si potevano vedè… e non reggevano il confronto con dei vestiti davvero troppo belli!!!

  4. Secondo me siete stati tutti voi cinebloggers un po’ troppo benevoli nel giudizio finale di questo film: che il violento buonismo aleggiante vi abbia contagiati?

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