Flags of our fathers
di Clint Eastwood, 2006

Per una volta, non starò tanto a sindacare le qualità oggettive dell’ultimo film di nonno Clint. Che sia bello o meno, un film del genere, mi interessa solo fino a un certo punto. Perché io lo so, ladies and gentlemen, che Flags of our fathers è un bel film, proprio un gran bel film: incontrovertibile, innegabile, i*bile. Ma il punto di cui sopra è un altro, e viene raggiunto in fretta. Il punto in cui la mia pazienza finisce e i miei occhi guardano spesso, troppo spesso, il quadrante dell’orologio, o del telefono cellulare in sua vece.

Il discorso è abbastanza semplice, e si può esplicare in due versioni. La prima: se voglio andare a vedere un film di Clint Eastwood, non voglio trovarmi davanti un film come questo. Oppure, la seconda: se voglio vedere un film così, cosa del tutto legittima – che un giorno potrebbe persino capitarmi – non vado a scegliere un film di Clint Eastwood, non voglio doverlo fare. Non che Flags sia carente in clintisvudianità, sempre che quest’ultima esista davvero (perché, se esiste, ha un nome orribile). Per carità. Ed è anche curatissimo, e rinnega ogni manicheismo (ma su, diciamocelo, a livello tematico una roba così son buoni tutti a farla), e c’è un indiano che frigna e vomita, e ci sono le scene di guerra più incredibili che io abbia mai visto. Che campi lunghi inarrivabili, impeccabili, i*bili. Che ottimo reparto effetti speciali, insomma.

Il film in sè, invece, cioè tutto quello che sta intorno a questa tanto splendida quanto interminabile e noiosissima invasione giapponese, cioè tutto quello che al confronto di quei carrelloni a mare suona schifosamente pretestuale, c’è ben poco. O almeno, ben poco che mi/ci interessi. O almeno, pensandola in modo freddamente analitico, una scena stupenda come il ritrovamento del corpo di Iggy può far perdonare quell’orrore debaricentrato che è tutta ma proprio tutta la parte finale in cui Tom McCarthy prende la parola e George Grizzard muore in sei ore? E non serve da richiamare sempre in ballo il "cinema classico", cosa che ho fatto io stesso con il suo film precedente: va bene, è classico e tutto quello che volete, ma se la classicità si muta in prevedibilità, il grande cinema rimane poco più che una buona intenzione.

Forse è tutta colpa del doppiaggio oratoriale? Non credo che lo saprò mai. In ogni caso, davvero spassose le citazioni di Lost. Sì lo so, è una stronzata, ma mi diverte finirla così.

15 Thoughts on “

  1. “va bene, è classico e tutto quello che volete, ma se la classicità si muta in prevedibilità, il grande cinema rimane poco più che una buona intenzione.”

    Era così anche quell’altro film suo, quello con la pugilessa che fa la bocs. Questa tua frase è l’altra inevitabile faccia del “grande cinema classico” di Eastwood; dipende tutto dalla bendisposizione (o dalla boccalonaggine, ma non lo dico) dello spettatore.

  2. concordo appieno, a parte le citazioni di lost dato che non ho visto lost.

    commento di un mio amico: ” ci sono i film belli, ci sono i film brutti, e poi ci sono i film di eastwood”.

  3. Non ci posso credere: anche tu hai notato le citazioni di Lost? Quando trovano la buca in cui è stato inglobato Iggy? Assurdo. Diciamo comunque che il mio parere è uguale al tuo, solo in positivo. Il che è abbastanza strano, dato che il tuo è tendente-negativo.

  4. boh, un mio amico appassionato di storia e film di guerra è uscito dicendo che era un capolavoro assoluto, io dal mio negli ultimi mesi ho definitivamente perso la spinta a discutere di cinema con chicchessia, ormai penso sia come discutere di colori tra daltonici (ed essere daltonico pure io) cercando di trovare dei punti fermi. comunque mi sono piaciuti tutti i film “attesi” usciti dall’inizio della stagione (lady in the water, miami vice, the departed, flags of our fathers, l’amico di famiglia), ora se mi manca maria antonietta e poi posso prendere il tuo posto nel disegnino di qualche tempo fa

  5. utente anonimo on 18 novembre 2006 at 19:43 said:

    Film di una noiosità da paura!due ore su sta cazo di abndiera:interminabili!Fotografia bellissiam ma nn adatta a un film di guerra e una regia che più che Eastwood sembra sia di Spierlber(non a caso produttore).Pessimo.

    MR.DAVIS

  6. utente anonimo on 18 novembre 2006 at 20:27 said:

    Si dovrebbe un pò finire di inserire la parola “classico” nella stessa frase in cui compare “Eastwood”; non perchè ha stancato, ma perchè non dice un bel niente. Non voglio con ciò criticare il tuo condivisibile post.

    Il lungo finale, piuttosto. Non è che Higghis-Eastwood hanno calcato un pò troppo la mano su questo Iggy metaforizzandolo più del dovuto

    ?

    Non mi sembra un capolavoro ma nemmeno un bellissimo film, più che altro un discorso sulla guerra che finora è mancato… ma a dir la verità mi sembra nel complesso anche uno di meno “veramente interessanti” degli ultimi Clint.

    Un mondo perfetto.. quello si che era un film! uh !

  7. ecco non e’ che hai voglia di appronfondire in qualunque sede (mail msn piccione viaggiatore XD) la faccenda delle citazioni da Lost? XD

    So che e’ poco serio fermarsi su questo aspetto ma… appunto come tematica questo e’ il film di Eastwood degli ultimi anni che mi prenda meno… e non mi va di vederlo al cinema, aspetto il noleggio… e non vorrei rimanere con la curiosita’ per mesi XD

    arigatou ^_-

    Misato-san

  8. utente anonimo on 20 novembre 2006 at 00:21 said:

    nient’altro da dire? bah.

  9. nient’altro da dire. bah?

  10. mah, sarà che sono uno spettatore ingenuo lontano anni luce da capacità critiche come le tue, ma secondo me non c’hai mica preso stavolta, questo film è uno di quelli che mi fanno capire perchè entrare in un cinema mi piaccia ancora così tanto.

  11. “de gustibus non si discutibus”.

    piardi docet.

  12. Kekkoz: e pensa se non ti fosse piaciuto Marie Antoinette :-)

  13. utente anonimo on 21 novembre 2006 at 15:10 said:

    ma non si diceva tipo degustibus no disputandum che vuol dire non sputarmi per i miei gusti? si vede che all’artistico non si studiavano le lingue morte? (coma)

  14. faccio l’alieno con kekkoz e rincaro la dose. A me è piaciuto poco, anche nei pregi effettivi, troppo derivativo. E troppo retorico fingendo l’antiretorica.

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