Les Parapluies de Cherbourg
di Jacques Demy, 1964
Sotto la pioggia di Cherbourg, tra i décor pastello e i cappotti multicolori, si svolge l’amore impossibile tra Geneviève (una stupenda Catherine Deneuve appena ventenne con la voce di Danielle Licari) e Guy, intepretato da Nino Castelnuovo: lei è l’inseparabile figlia di un’ombrellaia in crisi economica, lui lavora in un’officina meccanica. Separati dalla partenza improvvisa di Guy per il servizio militare, ritroveranno nell’assenza una via per affrontare la vita – anche se il ritorno rivelerà con chiarezza la natura parziale della loro felicità. E che la vita è più spesso fatta di compromessi che di follie romantiche, ché "d’amore si muore solo nei film".
Una delle cose più interessanti di Les Parapluies de Cherbourg, uno dei melodrammi musicali più stupefacenti e struggenti mai realizzati, tra le vette del cinema francese di metà novecento, mi sembra stia soprattutto in una concezione coercitiva della regia che lo distanzia – apparentemente – da molti colleghi e coevi della Nouvelle Vague. Demy acuisce fino all’estremo, come riusciranno a fare pochissimi in seguito, l’utilizzo del musical (più in particolare, di una traccia musicale che si sostituisce del tutto al parlato) come forma di controllo totale, già insito nel genere stesso. Controllo sulla sceneggiatura, sugli attori, persino sui movimenti di macchina. Non poteva insomma essere differente, nemmeno di un soffio invisibile, Les Parapluies de Cherbourg: ed è anche su questa inesplicabile ma palese inevitabilità, così come quella del destino beffardo che racconta, che si costruisce la sua grandezza.
In ogni caso, a distanza di quasi mezzo secolo, un film che è ancora capace di ammaliare e commuovere – grazie, ovviamente, anche all’assoluto incanto delle canzoni di Michel Legrand. Un film di indescrivibile bellezza, che nel suo abbassarsi a scrutare nella feroce, indistricabile tristezza di cui la vita è fatta, ne diventa un simulacro più grande e splendente, tanto malinconico quanto immortale.
Il film è disponibile in DVD italiano, anche sulla rete. Peccato non sia proprio a buon prezzo. Se non vi interessano i sottotitoli italiani, volete spendere meno, e avere un’edizione davvero ben confezionata, su Play.com c’è l’edizione speciale inglese.
Grazie infinite all’eccellente UnoDiPassaggio per avermi messo la pulce nell’orecchio. E oggi è pure il suo compleanno: andate a fargli gli auguri.
The forbidden kingdom
The signal
The Machine Girl (Kataude mashin gâru)