La giusta distanza
di Carlo Mazzacurati, 2008
Uscito ormai un anno fa nelle nostre sale, il dodicesimo film di Carlo Mazzacurati parla di diversità e adattamento, di inclusione ed esclusione all’interno di una piccola comunità nella pianura veneta ma, a differenza delle pieghe sociali che altri film italiani avrebbero potuto esaminare, e in curiosa concomitanza con il coevo La ragazza del lago di Molaioli, La giusta distanza viene "sporcato" (benevolmente) da una sorta di trama gialla – che interviene però oltre la metà film.
Un film che coccola non senza una certa scaltrezza il pubblico italiano, fornendo scenari riconoscibili quando non comunissimi, al confine con la macchietta: il commerciante arricchito e un po’ puttaniere, il bel ragazzo sempliciotto, l’unico immigrato che il paese ha accettato ma che guarda ancora con sospetto e pregiudizio. Ma nel raccontare questa terra solitaria e assurda, disperata e assorta, che ben conosce, il regista padovano mostra esplicitamente di voler seguire il procedimento che mette in bocca a Bentivoglio come "giusta distanza", che permetterà – oltre che al regista stesso di confezionare un film assolutamente riuscito – al giovane Giovanni di risolvere il caso
Ne deriva un taglio ancor più profondo e doloroso: Mazzacurati guarda alla periferia ora con l’affetto e l’empatia che sono necessarie a comprenderla, ora con lo spietato distacco che ha il rumore di una fuga e il sapore di una condanna – ancor più dolente, perché è la distanza giusta, ma una distanza che proviene da un abbraccio. Una condanna che riguarda tutti: colpevoli, ognuno del proprio delitto (foss’anche nei confronti di sé stessi), o innocenti. Una condanna scritta con l’infelicità ancor prima che con il sangue, e un’infelicità di fronte a cui l’unica soluzione è: scappare. Chi lascia la strada vecchia per la nuova, fa bene.
giovane cinofilo mi piacciono molto le sue recensioni!!!
piaciuto molto codesto film….
da consigliare alla grande visto che e’ stato poco visto….
bellissimo. interessante il tuo lapsus periferia-provincia. questa è la provincia più bassa d’italia, dove si annebbiano le idee.
ma com'è che tutti sbagliano la regola della giusta distanza?! vi siete tutti addormentati alla fine del film o è un lapsus, perchè diciamolo, la giusta distanza è un titolo bellissimo che incanta…però il ragazzo, per onor di cronaca, risolve il caso e viene promosso e finisce a fare davvero il giornalista a Milano, proprio per aver deciso ad un certo punto di non seguire la regola della giusta distanza…così giusto perchè è due anni che cerco di speigarlo a qualcuno, ma sembra che tutti abbiano spento prima del finale del film, e sì che il ragazzo lo dice bene nel finale.."se avessi seguito la regola della giusta distanza il caso sarebbe stato il irrisolto e l'assasino ancora in libertà, e io non starei partendo per Milano per lavorare presso un grosso giornale" il senso era questo, le parole esatte chiedo venia non le ricordo…le regole esistono perchè vanno infrante ragazzi
saluti.
Giulia