La felicità porta fortuna – Happy Go Lucky, Mike Leigh 2008

La felicità porta fortuna – Happy Go Lucky (Happy-Go-Lucky)
di Mike Leigh, 2008

Contravvenendo a chi associasse il suo cinema a una mera corrente di depressione sociologica, Mike Leigh ha girato una commedia che fa della piacevolezza imediata una delle sue armi più potenti. E non è la sola: la sceneggiatura è stupefacente (densa, ricchissima, intelligente), e la sua protagonista Sally Hawkins è una tale delizia che andresti avanti a guardarla e ad ascoltarla per altre due ore.

Ma la cosa più bella di Happy-Go-Lucky è il suo non negare affatto la "bruttezza del mondo", che si palesa di fronte al sorriso quasi imperturbabile della sua protagonista. E’ questo a renderlo un film così speciale, al di là dell’esecuzione impeccabile di tutto il resto. E seppure vi sia spazio anche nei suoi occhi per attimi di malinconia (che nel contrasto sembrano diventare dolorosi come una crisi di pianto) la forza d’animo di Poppy rappresenta un’alternativa angelica, ed estrema – un manuale di sopravvivenza per sé e per gli altri, di fronte a un mondo che continua a saper dare il peggio di sé. Ma per il quale sembra valere la pena, con tutti gli sforzi possibili (fino a mettere a repentaglio se stessi) di illuminare, di dipingere di rosa, anche solo per un istante.

O almeno, di provarci. A volte funziona, a volte no. Ma in un mondo dove la norma comune è la frustrazione, la violenza, e la follia, la vera alienazione è la felicità. Una distinzione senza mezzi termini – per poi trascinare dentro, non senza una sana dose di sarcasmo, gli altri insieme a te. You’ll never live like common people, you’ll never do whatever common people do. Sai mai che porti anche un po’ di fortuna.

9 Thoughts on “La felicità porta fortuna – Happy Go Lucky, Mike Leigh 2008

  1. ho sentito parlare cosi bene di questo film..che ho l’ansia di vederlo

    bel blog

    ely

  2. Vero, vero. Film stupefacente.

  3. ti fa uscire sorridente dal cinema e Poppy non la dimentichi.

  4. Sono entrata in sala poco convinta e sono uscita alquanto perplessa. Tralasciando la mia naturale antipatia per la fastidiosissima Poppy (volevo strappare a morsi l’imbottitura della poltrona), ci siamo chiesti se la “leggerezza” fosse un pregio del film o una categoria entro cui ascriverlo.

    È un film leggero punto, anche se aspira ad essere uno dei classici “piccoli film con significato” – PFCS. Prendiamo un qualsiasi altro PFCS: La banda, Billy Elliot, Little Miss Sunshine…Happy go luck mi ha detto poco e oltretutto pare un’opera incompiuta.

    p.s. per dire, io sull’istruttore di guida ci avrei fatto un film

    pungola

  5. Invece è tutt’altro che un film programmatico sulla leggerezza, e sta molto, molto lontano dalla categoria del “piccolo film con significato”: il personaggio di Sally Hawkins non avrebbe mai trovato posto in un progetto di quel genere, proprio perché noi veniamo portati / messi così vicini a lei, nei suoi alti e nei suoi bassi (l’incontro notturno con il senza casa, ad esempio).

    Se non fosse un’ipotesi insensata, direi che Mike Leigh ha voluto fare un sovvertimento teorico della “Manic Pixie Dreamgirl”:

    http://tinyurl.com/65uzla

  6. completamente d’accordo con te. come sempre.(quasi)

  7. a ripensarci, ho rivisto e risentito la stessa leggerezza di “Breakfast on Pluto”.

  8. l’ho trovato anche io incompiuto, o chiuso in fretta. ma ha delle cose particolarmente riuscite, dall’istruttore di guida a certe chicche nei dialoghi, alla caratterizzazione dei personaggi (la sorella di poppy…)

    “e tu, non vorresti avere un bambino?”

    “no no grazie, ho già preso un kebab…”

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