Zohan (You don’t mess with the Zohan)
di Dennis Dugan, 2008
Far ridere non è una cosa da poco. Far ridere in modo intelligente e maturo tanto meno, ovvio. Ma a volte ci si può accontentare di una risata più grassa, o dai contorni meno smussati. E per fare ciò, insegna la storia della commedia cosiddetta "demenziale", a volte è possibile anche venire a patti con i limiti del proprio gusto, o del proprio buon gusto. Dunque, Zohan, che è un film sciocco quando non idiota, con un protagonista repellente, storicamente superficiale e superficialmente conciliatorio, può rispondere ad altro che non alla sua capacità di far ridere?
Probabilmente no, ecco. Ma importa poco, visto che di questa capacità ne ha da vendere: un film volgare, triviale, scemo, d’accordo, ma anche sanamente svergognato, ed energicamente puerile. Adam Sandler azzecca una mimica, una parlata, e un’indole sporciacciona ed eroicamente ignorante, e le porta alle estreme conseguenze: il resto lo fa la curiosa sceneggiatura, in cui l’apporto di Judd Apatow si sente, e va ben oltre la solita onnipresente fallofilia. E nonostante il film sia lungo, lunghissimo, direi pure troppo lungo, le gag sono tirate assai meno per le lunghe, rispetto alla media – il che significa di conseguenza che ce n’è una maggiore quantità, e (aggiungo io) che sono tendenzialmente più efficaci.
Assolutamente impensabile e assurdo vedere un film del genere, che vive i suoi momenti migliori proprio sulla comicità verbale, in una lingua che non sia quella in cui è stato concepito, e girato. E io che lo dico pure come se fosse un’eccezione.
Donkey Xote
Cous cous (La graine et le mulet)
WALL·E
Stuck 

Mamma mia!
Il matrimonio di Lorna (Le silence de Lorna)
Parigi (Paris)
Speed Racer
Sparrow (Man jeuk)
