Bright star, Jane Campion 2009

Bright star
di Jane Campion, 2009

Ho sempre avuto l'idea che Jane Campion sia una regista a cui piacciono le sfide, che nel suo lavoro sia quindi importante la componente di rischio, calcolato o meno. E che poi vada bene o meno. Bright star per esempio è un film che non sceglie per nulla la via più facile – tutt'altro: già aprire con un film una finestra sulla vita privata di un artista, un poeta come John Keats poi, non è cosa facile, né tantomeno lo è raccontare la sua poesia. O qualunque poesia.

E poi, come già il capolavoro Ritratto di signora, l'approccio al film in costume è in realtà più inusuale di quanto sembri a un primo approccio, così come rappresenta una rottura il rifiuto della Campion, anche sceneggiatrice, di adattare al gusto contemporaneo una storia d'amore così imprevista, inattuale e platonica, eppure stranamente universale, comprensibile e "umana". Mettendo in scena un film tanto sussurrato e quieto quanto dolente nell'accettazione dell'assurdità della vita, un film in cui le azioni cedono il posto alle parole, così come i rimpianti e i ricordi prendono il posto della stessa vita.

Un'opera peraltro visivamente superba e sfrenatamente romantica, che trova nelle interpretazioni del cast uno dei suoi punti di forza, in primis Abbie Cornish nei panni di un personaggio in cui le aspirazioni di indipendenza sociale e il puro sentimento amoroso sembrano andare di pari passo – fino a confonderne i confini. Bright star rappresenta in ogni caso una sorpresa graditissima, perché è il ritorno, in grande stile anche se con toni quasi timidi, intimi e introversi, di una grande autrice che nell'ultimo decennio, complice un film sbagliato come In the cut, ha faticato a ritrovare la sua strada. Bentornata, Jane Campion.

Il film doveva uscire a febbraio, poi l'uscita è stata rimandata all'ultimo momento: arriverà nelle sale con 01 il 23 aprile 2010. Difficile però immaginare come se la siano cavata con l'edizione italiana: le poesie saranno tradotte ex novo? Se possibile, consiglio quindi come sempre la visione in lingua originale: il dvd inglese esce oggi e costa poco.

10 Thoughts on “Bright star, Jane Campion 2009

  1. è un film meraviglioso mi ha fatta impazzire per giorni e giorni non ho fatto che pensarci e ripensarci….è fantastico un'autentica poesia…vedetelo vedetelo alla facciaccia dei maledetti distributori italiani!
    -Alessia-
     la mia recensione qui :

    http://www.recencinema.com/bright-star.html

  2. c'è anche un bel post su bright star in designsponge     

  3. Penso che quando vedrò questo film avrò un tracollo emotivo.

    Nicole

  4. che gioia leggere che ritratto di signora è per te un capolavoro.

  5. e che gioia leggere frasi come questa:  "un personaggio in cui le aspirazioni di indipendenza sociale e il puro sentimento amoroso sembrano andare di pari passo". hai qualsiasi donna in pugno se anche solo riesci a pensare una cosa del genere, figuriamoci a scriverla.

  6. Concordo in pieno. Come dicevo altrove proprio oggi, Jane Campion ne sa.

    (Un'uscita a Febbraio avrebbe anche avuto il suo bel senso, dal momento che il 23 Febbraio è l'anniversario della morte di Keats, ma chiedere che ci si curi di queste cose quando Watchmen ambientato ad Halloween esce in Marzo forse è troppo. Giassò.)

  7.  l'uscita l'italiana è stata rimandata ancora dal 23 aprile siamo arrivati a venerdì 11 giugno 2010!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!è una vergognaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!non c'è niente che si possa fare per far smettere di rimandare questi scellerati distributoriiiii!!!!!! ??????????????????????????
    -Alessia-

  8. ho seguito il tuo consiglio e così l'ho visto ieri sera, bellissimo – grazie.

  9. Dopo averlo visto aggiungo alle tue parole queste, che mi paiono la cosa più rivoluzionaria e controcorrente che una donna che fa cinema come lo fa la Campion, ha sempre fatto, seppure con risultati alterni (ma non vuol dire).
    E cioè che per sfidare il mondo maschile (ma sfidarlo davvero), per entrarvi dentro, per accomodarsi nel sancta santorum dei maschi fare vacillare le loro certezze, spingerli a riflettere su se stessi e sulle donne (che non sono solo la parte per il tutto…), non serve indossare i pantaloni, portare la spada, tagliarsi i capelli, giocare con la macchinine e i soldatini e dire "cazzo" (anche se non lo si ha tra le gambe).

    La nostra protagonista non rinuncia ai vestiti (splendidi) che si cuce da sé, non rinuncia alla gonna, ma nemmeno resiste a mettere al suo posto senza paura un maschio che mostra la sua stupidità.
    Semplicemente entra in una stanza e si siede con il suo corredo da cucito.
    La poesia va cucita pungendosi le dita esattamente come il punto croce.

    Jane non poteva mandare un messaggio migliore e chiudere definitivamente la questione femminista.
    In the cut ad esempio era un modo per dire cose analoghe ma in modo più brutale e forse "sguaiato".
    Qui lo ha fatto in modo più gentile, ma non meno fermo.

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