La passione, Carlo Mazzacurati 2010

La passione
di Carlo Mazzacurati, 2010

Nel quartetto degli italiani in Concorso all’ultima Mostra di Venezia, il nuovo film di Carlo Mazzacurati è probabilmente quello che è stato accolto più positivamente – o meglio quello di cui io, personalmente, avevo sentito parlare con meno riserve dai fidati contatti distribuiti per il Lido. Ciò nonostante, La Passione è stata per me una non troppo sonora ma innegabile delusione. Non tanto perché sia un film indifendibile (non lo è, anzi, ha i suoi momenti) ma perché spreca la possibilità di parlare con intelligenza e acume dello stato del cinema e della cultura in Italia (e l’intenzione c’era, basta vedere l’incipit) per girare più spesso intorno a una più facile comicità fatta di un accumulo di sketch, battute e macchiette che non fanno mai ridere, inseguendo l’ambizione di una sorta di dolente confessione artistica che, nell’interminabile parte conclusiva, sfocia in un misticismo autoindulgente che fa venire il nervoso persino in un film italiano. E tra disequilibri e indecisioni, a risentirne è la qualità dei personaggi (grave, in un film fatto solo di personaggi), tratteggiati con poca cura, soprattutto quelli secondari sopra i quali Silvio Orlando si muove a bordo di uno stampino col pilota automatico. Nella depressione generale, Battiston è ancora una volta il migliore della compagnia, mentre è inutile spendere troppe parole su Corrado Guzzanti, il cui assoluto genio televisivo non trova per nulla la sua dimensione – semplicemente: fuori posto.

Devo dedicare però una nota particolare all’esperienza tanto interessante quanto mortificante della visione di La Passione in una sala del centro a Milano, che potrebbe addirittura aver determinato in qualche modo il basso gradimento del film stesso. In poche parole, il pubblico ha riso a squarciagola per tutta la durata del film (e fin qui niente male, contenti loro) ma spesso e volentieri in momenti in cui sullo schermo non succedeva niente, addirittura nel passaggio tra una scena e l’altra – non dico che ci sia un problema se tutti ridono nella gag del divano letto, pace all’anima loro ma almeno è una gag, parlo di grasse e rumorose risate in sala mentre un personaggio si mette le ciabatte e basta. A quanto pare, non sono l’unico ad aver notato questa cosa. In una prospettiva particolarmente snob, sono giunto alla conclusione disumana che a tutto ciò abbia contribuito il lancio del film, spacciato dal trailer per una specie di commedia demenziale: forse il pubblico pur di non vedere stravolte le proprie aspettative preferisce affrontare un film (anche socialmente, Goffman docet) non come il film che stanno vedendo ma come il film che credevano di vedere? Non sono sicuro di voler sentire la risposta.

39 Thoughts on “La passione, Carlo Mazzacurati 2010

  1. rionero11 on 5 ottobre 2010 at 16:22 said:

    Mi è successa la stessa fastidiosa cosa con “La tigra e la neve” di Benigni. Gente che rideva anche davanti alla moglie in pericolo di vita su un letto d’ospedale…

  2. Le risate fragorose a sproposito io le ho sentite alla proiezione di “Cosa voglio di più” di Soldini, non appena Battiston appariva con il suo faccione (e nonostante interpretasse un personaggio quasi tragico, a mio modo di vedere).
    Forse è colpa sua.

  3. valido on 5 ottobre 2010 at 16:29 said:

    Idem a me durante Little Miss Sunshine, sempre a Milano, nella scena in cui la madre dice alla figlia che il nonno e’ morto…

  4. Sebastiano on 5 ottobre 2010 at 16:55 said:

    Grazie al cielo ho visto “La passione” a Venezia, alla mostra. Applausi sperticati all’incipit del film, per dire… qualche risata, al punto giusto (vabbe’ Guzzanti e’ fuori posto, pero’ fa ghignare), poi non molto. Ottima recensione.

  5. Silvia on 5 ottobre 2010 at 19:24 said:

    A me non è dispiaciuto. L’ho trovato carino, ma devo dire che non avevo delle grosse aspettative.
    Guzzanti sembra Severus Piton…

  6. barbara on 5 ottobre 2010 at 20:10 said:

    bè, devo dire che sono d’accordo con la tua ultima frase (dopo il punto interrogativo per essere precisi).

  7. Mariolo on 5 ottobre 2010 at 23:27 said:

    A me invece è piaciuto molto. Avrà anche qualche difetto, ma fa ridere in modo quasi sempre intelligente e, soprattutto, è un film con un grande cuore.

  8. Io non credevo di vedere nessun film, visto che evito accuratamente trailer, trame e informazioni di qualunque tipo, prima di vedere un film. Però ho riso (non per le ciabatte), silenziosamente. Detesto le risate fuori luogo al cinema, credo di averci avuto a che fare quasi ogni volta che ci sono andata. Stavolta, devo dire, il voto al pubblico in sala è buono. E il film mi è piaciuto, anche se meno di ‘La giusta distanza’, visto da poco e che è stato la ragione che mi ha spinta a vedere ‘La passione’.

  9. ero già pronta ad andarlo a vedere una di queste sere, ma questa recensione mi tarpa le alette bagnate.

    preferisco crogiolarmi ancora un po’ nelle sublimi scatole cinesi di Inception, non voglio uscireeee…!

    Battiston è un grande attore, peccato che agli italiani faccia ridere apriorì, solo perchè non ha il fisico di un Craig.

    e

  10. valentinarosselli on 6 ottobre 2010 at 14:07 said:

    Ho provato lo stesso fastidio e mi son fatta la stessa domanda. Ridono perché hanno visto il trailer e hanno ridacchiato, quindi in sala per coerenza devono farsi grasse risate nel punto esatto in cui hanno ridacchiato davanti alla tv, e poi visto che hanno speso setteuroecinquanta fanno risate extra a caso.

    • “hanno visto il trailer e hanno ridacchiato, quindi in sala per coerenza devono farsi grasse risate nel punto esatto in cui hanno ridacchiato davanti alla tv”
      Ecco, esattamente.

  11. Questo post mi ha sconvolto. Non ci avevo mai pensato, sarà che tendo ad andare al cinema il lunedì pomeriggio per evitare distrazioni (tipo immaginarmi di picchiare forte sulla testa la gente davanti o quelli che tossiscono o mangiano patatine.:P)
    Però mi hai fatto venire in mente una cosa. E ti faccio un paragone osceno, di quando noi si andava al cinema a vederei film koreani di un certo PARK, si rideva di gusto a scene di humor nero che i più si sognano è vero…ma mi pongo comunque il problema di cui parli sopra.
    Adesso sono confuso, siamo stupidi? :))

    • Cos’è che ti sconvolge del post? Er, non ho capito… ti senti in colpa perché ridi sguaiatamente? Non c’è niente di male, se ridi per qualcosa che succede effettivamente sullo schermo e che ti fa ridere.
      Comunque Astoruccio, sei sicuro di aver mai visto un film di Park con me? Non è che mi confondi con qualche altro vecchio cineblogger? ;)
      Non so, io generalmente con i film di Park sono troppo occupato a frignare come una scolaretta…

      • ahahahah, no beh, facevo lo scemo, tutto qui:)
        Cmq no, mi sconvolge il fatto della tua affermazione finale, ma forse mi sconvolge perchè mi sembra molto veritiera. E come te, preferisco morire chiedendomi chi ha creato l’universo piuttosto del perchè la gente si comporta così. :)

        Cmq, NO?…beh, dai abbiamo visto JSA assieme:)

        Poi, vabbè non è suo, ma non abbiamo visto THE HOST tutti in compagnia? o tu eri già a qualche sfilata a fare foto belle a brutti vipz? :)

      • Ahimé, a quella storica proiezione di The Host non ero presente, ma c’ero al Labirinto del Fauno. ;)

  12. Francesco on 6 ottobre 2010 at 23:21 said:

    Un film veramente pessimo, una schifezza. Parte come una commedia e strappa qualche risata. Poi il nulla…

    La polacca sta lì a farsi spiare dalla finestra dal regista guardone (e ovviamente è un anima in pena, come ti sbagli). Peccato che al momento di interpretare la Maddalena, sparisca, o quasi.

    Dubois litiga con una attrice che, giustamente, non è troppo contenta di sentire una sceneggiatura inventata al momento. E la Capotondi, evocata per mezzo film, sparisce. Ma, ehi, lui è un buono archetipico…

    Il ladro attore salva un po’ le cose ma poi viene tolto di mezzo con l’accetta (salvo tornare come Cristo). Inguardabile la scena del monologo col Cristo in croce, con il rovello interiore dovuto al dramma di rubare i vestiti di scena (!). Segue la giustizia divina della fuga (aiuto!).

    Il crescendo ridicolo con la scena alla Jesus Christ Superstar della gente che sia accalca perché il cristo ladro è caduto dalla sedia…penoso, mentre penosissimo è il momento in cui Battiston cade per davvero e si compenetra nella figura di Cristo…ma per piacere.

    Dubois molla a terra Abbruscati che, per quel che ne si sa, potrebbe anche essersi rotto la schiena, ma chissenefrega, è necessario passare alla scena del bambino che non sa dove sia la mamma (brivido terrore e raccapriccio quando quella se lo viene a riprendere…).

    In tutto questo, due polacchi sono stati per ore sulla croce aspettando che arrivasse il loro momento.

    E in tutto questo, uno dovrebbe magari anche guardare il film con il cappello in mano e l’umiltà di chi dovrebbe essere grato per esser stato esposto alla Cultura…

    Ma per piacere…

  13. Comunque questa analisi della risata per emulazione dell’immagine che si ha di sé, o che si pensa di dover avere di sé al cospetto degli altri, è tanto apparentemente contorta quanto sociologicamente interessante.

  14. barbara on 7 ottobre 2010 at 15:52 said:

    magari se l’autore di questo blog va al cinema e nessuno ride gli viene da ridere, mentre se kekkoz sente tutti ridere s’indispone e diventa il tipico cultural – non giovane – snob.
    ma chissenefrega degli altri… allora conviene guardare i dvd a casa da solo no?

  15. Ma poi, se lo snob se ne sta a casa e non va più in giro a snobbare, che snob è? Lo dico arricciando il naso, sia ben chiaro.

  16. barbara on 7 ottobre 2010 at 18:41 said:

    infatti la “snobberia” si manifesta nel confronto con gli altri che sono “cheap”, bisogna sempre spiegargli quando ridere e quindi non capiscono niente. Perciò, per non rovinarsi la serata dai “buzzurri cheap” è meglio vedere il film da soli o solo con “gente selezionata”, no?

    • Temo che un fondo di verità ci sia, riguardo all’atteggiamento un tantino snobbish di questo post.

      Ho l’impressione che il nostro fidato Kekkoz stia attraversando un cambiamento, forse normale se è cresciuto, è entrato nel mercato, ha avuto riscontro di pubblico e critica.

      Attenzione però: necessario tenere presente (o mettere bene a fuoco) il brand-Kekkoz.

      Se l’essenza del brand Kekkoz è (ipotesi):
      ‘cineblogger che tiene insieme passione, spontaneità e professionalità, una valida alternativa alla critica mainstream spocchiosa e snobbish’

      allora achtung a:

      - non diventare a tua volta spocchioso e snobbish

      - rivolgerti in modo evidente a una élite di iniziati

      - scadere nel non professionale linkando flickr con la fashion week (non basta il b&w a togliere l’impressione di provincialismo)

      - sfiorare l’autocelebrazione con un eccesso di branding (piattaforma kekkoz.com, kekkozverse, socialkekkoz etc..)

      zia elghira

      • Vabbè, a questo punto rispondiamo. Primo, non ho avuto alcun riscontro (“di pubblico e critica”? ma sul serio? ma dove? quando? su.) né alcuna impennata negli accessi, niente di niente. Personalmente non mi sento cambiato affatto, semplicemente sono andato in una sala dove la gente rideva a sproposito e ho pensato fosse un argomento interessante da discutere. Non a caso, non sono stato l’unico a provare questa cosa con questo specifico film. THAT’S IT. Non è mica la prima volta. È una cosa che mi dà noia, oh. Son fatto così. Sono snob e lo sono sempre stato su altre cose magari, ma questa qui non è una questione di snob o non snob, è una questione che mi danno fastidio le persone rumorose al cinema. Punto.
        Sull’elenco delle cose che non vanno: uno, non credo di essere più snob di prima per questo post, e se quelli veramente snob sapessero che date dello snob a uno che ha parlato bene di Mine Vaganti o Baciami Ancora, si offenderebbero; due, non mi rivolgo a nessuna élite (ho sempre parlato preferibilmente di cinema poco visibile e mal distribuito: cos’è che sarebbe cambiato?); terzo, il mio flickr è sempre stato linkato dal mio blog, il fatto che ci siano come ultime le foto della fashion week è perché quelle sono le ultime foto sul mio flickr, e grazie del complimento; quarto: la scelta di andare su WordPress e di comprarmi un dominio non è dovuta all’autocelebrazione (come on) ma al fatto che splinder mi aveva rotto i coglioni e volevo un dominio tutto mio.
        E kekkoz è il mio soprannome, non è un brand.
        Detto questo, elghira, se mi trovi cambiato e non ti piaccio più, quella è la porta.

  17. ‘Quella è la porta…?’

    Reazione un po’ violenta, non ti pare?

    Oddio, punto sul vivo?
    Ma te la sei presa?

    Non sono ammesse critiche costruttive, really?
    Che peccato, le mie intenzioni erano buone.

    Kekkoz è il tuo soprannome, ovvio, ma – volente o nolente – è diventato anche un brand (mica è una parolaccia), che significa riconoscibilità=awareness, auctoritas, una personalità, anche per chi non ti conosce di persona.

    Ma un brand di nicchia, of course.

    • Scusa la reazione violenta, sono raffreddato (cit.)
      In ogni caso non mi sembravano troppo costruttive, sarà forse l’utilizzo di “achtung” o di “brand” o il commento sulle mie foto (non essendo il mio mestiere mi permetto di farmele piacere) ma se mi dici che le intenzioni sono buone, oh, mi fido.
      Spero però che al di là dell’ultima frase tu abbia letto anche il resto della risposta, dove credo di aver detto più o meno tutto ciò su cui sollevavi domande.
      Per il resto c’è la mia email lì accanto.

      • caspita, non volevo essere stronza.
        il mio achtung era proprio un achtung: attento a non cadere nel tranello, perchè ci piaci così:

        ‘cineblogger che tiene insieme passione, spontaneità e professionalità, una valida alternativa alla critica mainstream spocchiosa e snobbish’

        non è male, no?

        sui contenuti:

        - le persone rumorose al cinema danno fastidio a tutti gli amanti del buon cinema (con tutte le stratificazioni di élite, da Sorrentino a Godard ai sudcoreani a..?)

        - la snobbitudine è sempre relativa. se siamo qui dentro un po’ snob lo siamo già, significa che abbiamo un’attitudine selettiva. quello che può infastidire è far pesare troppo le differenze (credo sia una questione di tono di voce)

        - flickr: non mi ero mai accorta del link. e la prima volta che ho cliccato mi sono trovata le modelline b&w e le super models 90′s claudia naomi etc. l’ho trovato incongruo con il tema del blog, e, si, un pochino ‘wow, la mia prima sfilata’. e qui si apre – volendo – il problema: mondo-kekkoz o giovanecinefilo professionale?

        - passaggio a dominio kekkoz.com: fatto bene, fa solo un po’ impressione trovarti la piattaforma kekkozcentrica con diramazioni kekkoziane.

        ps: per il raffreddore consiglio ACTIGRIP (hem, un brand mass market, canale farmacia)

        :-)

        zia elghira

      • vedi, già andiamo meglio. questione di tono di voce, come dici tu.
        non capisco se quella definizione sia una citazione di qualcuno o ti sia venuta fuori adesso, in ogni caso ti rivelo un segreto: la critica mainstream (se esiste) è molto meno snob e spocchiosa di me. sulla professionalità, invece: non so esattamente cosa significhi. questa non è la mia professione. è il mio blog.

  18. Ha avuto riscontro di pubblico e critica

    Non volevo anticiparlo, ma essendo io l’agente di Kekkoz volevo anticipare che sì, in effetti a breve in tutte librerie usciranno una linea di libri legati al brand Kekkoz, scritti a quattro mani da lui e Anna Moroni, intitolati “Oggi cucino io al cinema”.
    Abbiamo infatti riscontrato l’alto gradimento da parte del pubblico del nostro artista, e pensiamo che associarlo a una personalità di spicco e riconosciuta – con un elevato livello di awareness e auctoritas – nel campo della culinaria cinematografica, come è per l’appunto Anna Moroni, possa permettergli quel salto nell’empireo delle very important person che lui merita.

  19. valido on 8 ottobre 2010 at 14:35 said:

    Ma io mi chiedo, invece di alimentare tutte queste discussioni inutili sulla snobberia, non si faceva prima se ci spiegavate perche’ avete riso alla scena delle ciabatte?

  20. citavo me stessa (cit.)

    in sintesi: nella sostanza sei più snob, nella forma occhio che qualcuno potrebbe accorgersene.

    professionalità non coincide con professione..acthung..

  21. blackhair on 8 ottobre 2010 at 15:34 said:

    @Gatto: MERAVIGLIOSO

    e quest’idea di fare soldi su Kekkoz mi piace assai visto l’aria che tira ; )

  22. barbara on 8 ottobre 2010 at 16:08 said:

    ecco, un dejà vu; leggere che balckhair a trovato gatto nero MERAVIGLIOSO è come kekkoz che si irrita al cinema quando qualcuno ride “fuori posto”. ok sono snob anchio.

  23. barbara on 8 ottobre 2010 at 16:10 said:

    a senza h
    anchio invece che anch’io

  24. icepick on 8 ottobre 2010 at 16:19 said:

    sento puzza di glenn close. ocio ai con(s)igli.

  25. Anch’io voglio i troll donna :’-(

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