Exam, Stuart Hazeldine 2009

Exam
di Stuart Hazeldine, 2009

Siamo in un futuro non ben specificato: “soon”, recita il cartello. Dopo aver superato una serie di prove anch’esse non ben specificate, otto candidati si ritrovano in una stanza asettica per un test scritto che permetterà loro di ottenere un lavoro molto ambito: ottanta minuti, otto scrivanie, otto fogli di carta A4 numerati, una guardia armata all’uscita. Un personaggio entra nella sala, elenca regole precise, esce. I candidati girano il foglio: non c’è scritto niente.

Il resto del film è ovviamente soggetto a spoiler grossi come palazzi (e il modo migliore per affrontare un film del genere è saperne il meno possibile), soluzione dell’enigma compresa: ma nonostante quest’ultima sia tanto semplice quanto efficace, Exam lo mette in chiaro, ciò che conta è il processo più che il risultato. Certo, il debutto di Hazeldine (uno sceneggiatore: si vede) è un thriller da camera che stabilisce da sé i propri limiti, lavorando su terreni calpestati sia tematicamente che narrativamente, ma non c’è dubbio che porti a compimento onestamente la sua ambizione: più che una metafora o una satira iperbolica del mondo del lavoro (come sembrava), è un trattatello psicanalitico sulla gestione della crisi, non troppo originale e succube al limite di qualche cliché (ma meno di quanto facciano temere i primi 30 minuti) e tenuto insieme per una durata forse eccessiva da un cast quasi sempre adeguato di gran belle facce da serie B, e da una regia capace, lontana da facili effettacci.

Il film non ha una data d’uscita italiana. Il dvd britannico si può già acquistare.

Link: I 400 calci

5 Thoughts on “Exam, Stuart Hazeldine 2009

  1. Il finale è veramente ingiocabile, un MACCOSA a lettere cubitali! Peccato perchè se Hazeldine se lo fosse giocato un po’ meglio sarebbe potuto venir fuori qualcosa d’interessante…

  2. Diè on 19 ottobre 2010 at 03:36 said:

    A me è piaciuto parecchio, un film che sembra semplice ma tanto semplice non è, che gioca molto bene con le poche carte che mette sul tavolo e che riesce afarti provare una gamma di sensazioni incredibili, dall’odio, al coinvolgimento, al dolore. La scena del “foglio di carta ZAC” mi ha fatto rabbrividire. Notevole.

  3. Banjo on 25 ottobre 2010 at 16:40 said:

    Buon prodotto, peccato il finale. Serviva qualcosa magari di *meno* chiarificatore. Di fatto, il voler esporre una motivazione finale a quanto accaduto, presta il fianco al rendere inverosimile e – in fondo – ridicolo l’impianto di tutta la vicenda, fino ad allora perfettamente plausibile in virtù di uno scopo non noto.
    Cosa che non si sarebbe verificata con un finale più oscuro e meno didascalico.
    E poi c’è un’altra cosa… non mi succede spesso, ma ho sgamato subito la risposta (e la domanda)!!! Non poteva che essere così.
    Un plauso al regista, che ha seguito una vecchia regola, e tra i candidati ha scelto la più figa (colloqui di lavoro… chi si sceglie come segretaria? Ovvio, quella con le tette più grosse!)

  4. Abbastanza d’accordo con Banjo, bel film, sceneggiatura solida, ma si perde nel finale (buonista e spiegone). Comunque un bell’esordio e nel vederlo impossibile non pensare a:
    http://www.youtube.com/watch?v=1ZBqepJXvPg

  5. rick on 28 ottobre 2012 at 13:10 said:

    ragazzi! scusate il ritardo, ma ho notato questo film solo ora. Non l’ho ancora visto ma mi sembra che sia una copia del film argentino del 2005 “El metodo”.
    Se siete interessati fate una comparazione!
    ciao

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