Carnage, Roman Polanski 2011

Carnage
di Roman Polanski, 2011

Comunque la si veda, una cosa è certa: questo dovrebbe essere il migliore dei Carnage possibili. Quale regista avrebbe potuto adattare un testo come quello di Yasmina Reza meglio di Roman Polanski? Quattro personaggi, un appartamento, e un problema da risolvere che dà il La a uno scontro tra personalità che monta in modo impercettibile ma ineluttabile mutando gradualmente il loro linguaggio e persino i loro volti (le citazioni di Bacon non sono lì per caso), sollevando il sipario sulle ipocrisie borghesi e mandando in frantumi le etichette di una contemporanea lotta di classe che sembra sempre più un futile litigio tra bambini – mentre i bambini stessi, nel parco giochi, dimenticano e vanno avanti come se nulla fosse. Una carneficina senza carneficina, recitata in modo spaventoso da tutti e quattro gli attori (su cui Kate Winslet regna come una divinità), che ha sicuramente molti limiti strutturali – di cui è specchio la durata veramente esigua – ma che Polanski riesce a raccontare con maestria e senza protagonismi, sfruttando in modo assolutamente cinematografico (in barba alla provenienza teatrale) le geometrie e i riflessi della claustrofobia domestica. E massacrando di volta in volta le fragilissime intenzioni dei suoi personaggi e delle loro convenzioni civili con una perfidia sorniona, autentica e sana, di cui l’assenza di una vera catarsi non è che l’ennesima riprova.

Nota: ho visto il film in lingua originale (al cinema Apollo di Milano, che dio li benedica) e non capisco come si possa vedere un film simile doppiato. Poi fate voi.

19 Thoughts on “Carnage, Roman Polanski 2011

  1. Concordo in pieno. Io dei quattro ho preferito Cristophe Valtz, ma sono dettagli…la mia recensione è qui:
    http://uonderuoman.blogspot.com/2011/09/carnage.html

  2. Marta on 7 ottobre 2011 at 16:45 said:

    Infatti la doppiatura è imbarazzante. Mi sono assolutamente ripromessa di recuperarlo in lingua originale.

  3. Non riesco proprio a condividere l’entusiasmo. Carnage si spezza sotto il peso di una teatralità esasperante: il malcelato limite della singola location, l’incapacità di creare diversivi naturali e l’appoggiarsi a gag insistite oltre ogni misura (il cellulare, il vomito), i gigioneggiamenti che dominano l’escalation (parola grossa, grossissima) finale…

    Per non parlare della solita critica alle ipocrisie borghesi…Se non fosse una moda così compiaciuta nel cinema della nostra epoca forse la potrei anche apprezzare, ma così proprio no…

    Mi vengono in mente decine di film di ogni genere che, molto meglio di questo, sanno come gestire una sola location e una sceneggiatura di soli dialoghi… Pazienza, Polanski campa anche senza il mio apprezzamento ;-)

  4. Secondo me a farne maggiormente le spese, sul doppiaggio, è proprio la Winslet. purtroppo l’ho visto in italiano e il suo personaggio, specie quando va in escandescenze, nella versione italiana non regge.
    A me è piaciuto moltissimo anche l’uso atipico di un attore più comedy come John C. Reilly, il mio preferito insieme al solito monumentale Waltz.

  5. 3pad on 7 ottobre 2011 at 18:36 said:

    Difficilmente mi sono ritrovato a vedere film in lingua originale al cinema. Ma per questo, solo dai due trailer paragonati (ENG e ITA version) ho capito che non c’era storia. Felicissimo di essere andato all’Apollo.
    E condivido l’impossibilità di una versione doppiata. Gli stessi sketch, semplicemente tradotti, già non fanno più ridere.

  6. sapu on 7 ottobre 2011 at 19:23 said:

    sarò ripetitivo… e ok la testatina del sito… ma DRIVE????

  7. La mia personale classifica vede in testa la Winslet, seguita da Waltz. Più staccati Reilly e la Foster!

  8. vinz on 8 ottobre 2011 at 15:59 said:

    bravo sapu. lascia stare ‘sti filmetti!

  9. Concordo sul pessimo doppiaggio. Me ne sono accorto vedendo il trailer ita e mi sono stracciato le vesti! Ho quindi scritto anche sui muri di casa dei miei amici che andava visto in lingua originale. Io l’ho visto al Festival di Venezia e l’ho trovato divino.

    Tra i 4 attori secondo me domina Waltz, una prova mostruosa!!

    Inoltre, kekkoz, concordo con te quando parli di “modo assolutamente cinematografico”. Come anche ho scritto nel pezzo sul mio blog, Polanski riesce a dare dignità cinematografica ad un’opera di derivazione teatrale, così che sembra davvero scritta per il cinema, e non “presa in prestito” dal teatro.

  10. matteo on 9 ottobre 2011 at 22:23 said:

    dove lo posso trovare in rete sottotitolato?

  11. scusa l’OT.
    Melancholia?
    (nazismo a parte…:)

  12. Non l’ho visto, esce il 21 ottobre…

  13. Anche io ho preferito su tutti Cristophe Valtz, anche soltanto per lo splendido lavoro fatto in termini di accento, chi mi ha convinto meno è stata la Foster, brava ma troppo sopra le righe in un paio di episodi.
    Comunque sì, vedere un film del genere doppiato è come vedere un altro film.

  14. OT: che ne pensi di “Drive”?…

  15. Dembo on 12 ottobre 2011 at 19:22 said:

    Vogliamo la rece di Drive!!!!
    Dai dai dai

  16. Giustina on 13 ottobre 2011 at 11:32 said:

    Un piccolo diamante incastonato con maestria – a tratti esercizio di stile allo stato puro – nella filmografia straordinaria del latitante Polanski. Naturalmente va visto in lingua originale, altrimenti si rischia di non cogliere appieno il registro linguistico del carnage. Il dio della discordia vomita le sue convulse invettive senza soluzione di continuità tramite l’avvilente pochezza esistenziale di quattro personaggi privi del tutto del loro autore. Così biecamente appiattiti sulla loro mediocrità, da assurgere a veri e propri fenotipi di un umanità spoglia ormai di ogni anelito alla trascendenza. Impaludata senza speranza nella vuotezza della più immatura delle età della vita, quella di mezzo.
    Il tutto interpretato magistralmente da quattro attori straordinari, che con cura maniacale, riescono a cogliere ogni aspetto della decadente classe media. Anche, e soprattutto, di quella parte che cerca di ammantarsi del malmostoso multiculturalismo tipico del più becero progressismo. Il personaggio più contraddittorio, e volutamente fastidioso, si rivela, infatti, proprio quello interpretato dalla Foster.
    Durata perfetta per un film che non avrebbe potuto, né dovuto, dire di più, se no col rischio di trasformare l’ intima, quanto velata, sensazione di fastidio che accompagna lo spettatore per tutta la visione, in pericoloso, inconscio, fastidio da immedesimazione.
    E così, in un finale quasi escatologico, dopo che son piovute rane, il piccolo roditore zompetta contento annusando l’aria del mattino.

  17. Effettivamente, vorrei vederlo in lingua originale.
    Mi è piaciuto molto anche doppiato, ma ho paura che non ci sia paragone, come sempre!!

  18. Pingback: ART « tutte queste cose ―

  19. Grazia on 11 maggio 2013 at 14:49 said:

    Una moderna tragedia greca! :D Una sola linea narrativa con pochi personaggi, che si sviluppa in un solo luogo e in un breve spazio di tempo, struttura tipica del “dramma di crisi”, antefatto e poi l’azione si sviluppa sempre più velocemente verso la catastrofe finale. Però, come dici, manca la catarsi. Che film! :)

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