Tiny Furniture, Lena Dunham 2010

Tiny Furniture
di Lena Dunham, 2010

“My horrible secret is that I hate foreign films”

Sentiremo sempre più spesso parlare di Lena Dunham: la 25enne newyorkese è infatti l’autrice, regista e interprete di Girls, serie co-prodotta da Judd Apatow che andrà in onda su HBO a partire dal prossimo aprile. Ma la sua carriera è iniziata con questo piccolo e applaudito film presentato nel 2010 al South by Southwest, dove ha vinto il premio come miglior lungometraggio narrativo. Una vera e propria istantanea autobiografica dell’autrice: per confessare lo stallo emotivo e professionale seguito alla fine degli studi all’Oberlin College, la Dunham mette in scena una versione romanzata ma terribilmente sincera della propria vita, usando la madre (che è davvero una nota fotografa a New York) e la sorella nella parte di loro stesse. Le ossessioni e i patemi sono quelli di una generazione viziata che affronta per la prima volta il vuoto che si cela dietro la cultura velleitaria in cui è stata coccolata, ma la Dunham riesce a superare il potenziale più irritante dell’autoreferenzialità da “first world problems” con un umorismo sottile e imbevuto di citazioni, colto e consapevole della propria arguzia ma spesso ugualmente irresistibile, sopperendo ai tratti più snob con una rigida e intransigente autocritica. Quello che colpisce di più è infatti il modo spietato con cui la Dunham guarda e racconta il proprio senso di inadeguatezza, psicologico ma anche fisico, puntandosi addosso la macchina da presa senza troppi pudori – ma anche tutti i personaggi secondari (soprattutto la Charlotte di Jemima Kirke) sono davvero centrati, rappresentati con un misto di affetto, impotenza e cinismo. Leggerissimo e impalpabile, Tiny Forniture è un film che di fatto non va e non vuole andare da nessuna parte, ma se dalla distanza sembra seguire i dettami improvvisati del mumblecore, nasconde in verità una notevole precisione di messa in scena, un’innata predisposizione per i dialoghi e per il disegno dei personaggi. Se ne tenga a distanza chi ha un’idiosincrasia per il cinema americano cosiddetto indie, di cui sembra possedere tutte quante le caratteristiche; tutti gli altri troveranno nell’esordio di Lena Dunham il seme di un gran bel talento, sicuramente da coltivare. In ogni caso, come dicevo, ne sentiremo parlare sempre più spesso.

Negli states il film è uscito in dvd niente meno che nella Criterion Collection. L’edizione britannica (Regione 2) arriva invece il prossimo maggio.

Nelle nostre sale? Non fatemi ridere.

3 Thoughts on “Tiny Furniture, Lena Dunham 2010

  1. vinz on 5 marzo 2012 at 14:18 said:

    Sembra tutto molto allettante, ma: poi sento quelle canzoncine fresche e alternative, noto quelle montature di occhiali, vedo quelle espressioni spaesate e stralunate su facce carine-ma-non-troppo e…non ce la posso fare. Faccio parte della categoria che citi alla fine, I’m afraid.

  2. vespertime on 6 marzo 2012 at 02:08 said:

    si spera in qualche subbatore generoso a questo punto.

  3. alba on 1 dicembre 2012 at 20:41 said:

    ho visto il film,e anche io ci sono rimasta guardando lena dunham che mostra tutto quello che una fanciulla per bene non mostra mai…lei che si mette la pancera,le tette strane,le coscette flaccidine e poi cavolo tutto il film senza un filo di trucco…ed è abbastanza evidente il suo bisogno di fondotinta.coraggiosa come poche!

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