Fareastfilm 2006

[FEFF8]
Masters of Horror: Imprint,

MIIKE Takashi, 2006,
period horror, European Premiere

L’attesissimo capitolo miikiano della serie di mediometraggi prodotti da Mick Garris comincia come una mezza delusione: non che non sia interessante, originale e "bello", ma c’è una lentezza e una teatralità esasperate che in un regista "barbaro" come Miike non sempre amiamo. A cui si aggiungono il tremendo attore protagonista e il fatto che tutto il cast parli un fastidioso inglese posticcio. Poi arriva una scena, qui già chiacchieratissima, con svenimenti in sala e via dicendo, che è a tutti gli effetti l’estremizzazione (sia visiva che sonora) del finale di Audition. Da lì, la strada è in discesa, ed è una splendida, terrificante discesa negli inferi: Imprint diventa un Rashomon horror, coraggioso, impervio, stilizzatissimo, esplicito persino per i canoni di Miike, ma formalmente meraviglioso (pur nella cornice dell’HD televisivo). Insomma, Imprint è un film che – pur non essendo al loro livello – riassume due Miike che amo molto, quello estetizzante e ricercatissimo di Box, e quello argutamente violento, antiromantico e allo stesso tempo spudoramente romantico, di Audition. Non posso che essere felicissimo.

Dettaglio di costume, che piace tanto: ho una terza foto con Miike. Sembriamo due pirla. E per via del flash, si vedono gli occhi di Miike sotto gli occhiali. Ho visto cose che voi, eccetera.
Vorrei scusarmi infine e pubblicamente con il mio stomaco per aver approcciato Imprint dopo quelle salsiccette unte: il risultato (una pausa-film di due minuti, chinato su un water senza emettere nulla ma con un paio conati e la pressione sotto le scarpe) dovrebbe essere indipendente da quello che avevo appena visto (keywords: aghi, unghie, gengive). O forse no. Probabilmente no.

[FEFF8]
Rules of Dating
,
HAN Jae-rim, 2005,
romantic drama, European Premiere

Se una cosa mostra con chiarezza Rules of dating, film di un giovane e esordiente ma non privo di un certo talento registico, è che il sistema di narrazione e rappresentazione del cinema "mainstream" coreano, crisi commerciali e artistiche a parte, ha di per sè un qualche tipo di valore aggiunto, in qualche modo alchemico, che può persino salvare un prodotto dal disastro (ovvio, non lo fa sempre). Insomma, Rules of dating non funziona molto bene, o almeno non funziona sempre bene: è pesante, un po’ pedante, noiosetto, messo tutto sulle spalle di due bravissimi attori (entrambi vere star, visto che vengono da Oldboy e Memories of Murder), che però non possono tenere il peso di due ore secche (i minuti di troppo li si sente nei troppi finali). Però, tra indecisioni e mollezze, tra gentilezze romantiche e cattiverie tipicamente coreane (tipicamente, nel senso che il modello del ribaltamento delle "regole del’appuntamento" è abbastanza oliato a Seoul) ma persino più incisive del solito, ci sputa dritta in faccia un po’ di verità come in pochi romance recenti ci era capitato. E se siamo in una sala gremita di gente per l’apertura di un festival straordinario come il FEFF, la lacrimuccia potrebbe anche fare capolino.

[can I have the attention of the class?]

Domani questo blog e questo blogger si trasferiscono in Friuli, e più precisamente nella ridente cittadina di Udine, ove si terrà dal giorno 21 al giorno 30 Aprile la celebre rassegna internazionale di cinema popolare asiatico Far East Film. Come già ho fatto l’anno scorso, cercherò di tenere aggiornato questo blog con i film che vedrò durante il festival. Se non vi è mai capitato di assistere al FEFF, e se avete una o due (o più) giornate libere, vi consiglio caldamente di fare un salto.

Nel frattempo ho fatto però il mio dovere,
in questa settimana ricchissima di uscite.

Una sola pecoranera! E non è Marco Bellocchio!

Tanto io sono a Udine e me li perdo tutti.
Friday prejudice, orsù, anche questa settimana.